Ayutthaya, Thailandia: cosa vedere e fare nel parco storico

Wat Phra Mahatat ayutthaya historical park thailandia

Ti ho già parlato di quello che (erroneamente) viene considerato il primo regno siamese indipendente e di ciò che ne rimane nel post Visitare Sukhothai ovvero l’alba della felicità.

Nulla però ti ho ancora detto del secondo regno siamese, vale a dire Ayutthaya, fondato a metà del XIV secolo dal re Ramathibodi e di cui oggi rimangono affascinanti vestigia, tra le quali ho avuto la fortuna di trascorrere un paio di giorni durante il mio viaggio in Thailandia.

Continuando a leggere scoprirai un altro pezzo della storia di un Paese che sono sicura ti incuriosisca e che forse ti accingi a conoscere. Capirai inoltre come organizzare la tua visita a quello che oggi viene definito parco storico, nell’eventualità in cui veramente volessi andare ad Ayuthaya.

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Un po’ di storia…

La nascita di Ayutthaya si deve al re Ramathibodi, che nel 1350 fece costruire una nuova città perché la capitale del Regno che governava – quello di Lopburi (di cui ho scritto qui) – era stata devastata da un’epidemia di vaiolo.

Fu infatti proprio lui a dare l’ordine di gettare le fondamenta dell’insediamento in una zona pianeggiante alla confluenza di tre fiumi, che si incontrano e formano una vera e propria isola nell’entroterra thailandese.

Pare che il sovrano, nella scelta del nome del centro abitato da lui voluto, abbia cercato di mantenere una certa continuità con il passato ovvero con la precedente Ayodhya, che faceva parte del potente Impero Khmer.

Quest’ultima a sua volta sarebbe stata chiamata come un’antica città sacra indiana, nota per aver dato i natali – secondo le sacre scritture del Ramakien – a Rama, divinità venerata sia dagli induisti che dai buddhisti.   

Dalla tradizione khmer e indiana, il re prese però anche altro: non solo infatti, quando fu incoronato, assunse un nome, Ramathibodi appunto, che richiamava esplicitamente Rama, ma si diede poteri che lo assimilavano in tutto e per tutto ad una divinità, tanto da ergersi egli stesso a figura degna di adorazione da parte dei suoi sudditi.

D’altra parte pare che fosse profondamente religioso e passò alla storia per aver favorito la diffusione del buddhismo theravada, che attribuisce a Rama un’importanza primaria.

Il re tuttavia è anche noto per aver messo in ginocchio l’Impero Khmer ed il Regno di Sukhothai.

Il primo infatti, che per secoli si era affermato come massima potenza nel Sud Est Asiatico ma che negli ultimi decenni era in declino, cadde nel 1352; quando fu presa Angkor, Ramathibodi vi mise a capo i suoi figli, facendola diventare una propaggine del suo regno.

Non fu difficile per lui nemmeno conquistare e quindi sottomettere il regno di Sukhothai, strappandogli a partire dal 1347 via via sempre più territori.

Ricordo inoltre che grazie alla su posizione, non lontana dal Golfo del Siam, Ayutthaya acquisì sempre più importanza a livello commerciale, riuscendo ad imporsi come interlocutore primario soprattutto quando nel XVI secolo iniziarono ad arrivare i primi europei.

Il periodo di massimo splendore in questo senso si colloca tra il 1656 ed il 1688 ovvero sotto il regno del re Narai, che intensifico gli scambi così come le relazioni diplomatiche con l’Occidente.

Ad interrompere tale prosperità solo i conflitti con i birmani ed in particolare con la dinastia Toungoo che negli anni sessanta del Cinquecento riuscì a prendere Ayutthaya, inglobandola anche se solo per un breve periodo nel proprio impero.

A questo proposito mi limito a citare la guerra birmano-siamese combattuta tra il 1547 ed il 1549 e terminata a favore dei siamesi, ai quali tuttavia – come puoi imaginare – nulla valse fortificare ulteriormente la capitale del loro regno in previsione di nuovi assedi.

Nel 1688 emerse la figura di Phetracha, generale dell’esercito siamese e capostipite dell’ultima dinastia di Ayutthaya, fondata dopo la morte del re Narai, in seguito all’omicidio dei legittimi eredi al trono e del primo ministro che pare avesse favorito gli interessi dei francesi nella regione.

Questi ultimi, molto sinteticamente, intendevano arrivare ad assumere un ruolo strategico a livello militare nel Sud Est Asiatico, trarre benefici dal controllo della politica commerciale del regno siamese e convertire il sovrano e quindi il suo popolo al cattolicesimo.

Petracha, che aveva creato un vero e proprio movimento di opposizione, nel 1688 guidò la rivoluzione che portò la Francia ad abbandonare l’area e prese quindi il potere.   

L’ultimo re del regno di Ayutthaya è stato Borommakot, che ha governato tra il 1732 ed il 1758. Si può dire che la sua reggenza fu un periodo di grandi fasti per la corte, che però era sempre meno interessata alla politica internazionale e soprattutto militare.

Di questo approfittarono i birmani, che tornarono all’attacco e nel 1767 arrivarono a distruggere la capitale, in seguito letteralmente abbandonata.    

Dove si trova Ayutthaya e come arrivarci…

La città è poi stata ripopolata, ma il suo ruolo è stato dato a Bangkok, dalla quale dista circa 80 km.

Dall’odierna capitale è facile fare una gita in giornata ad Ayutthaya, ma te lo sconsiglio, a meno che non ti piacciano i mordi e fuggi e ti accontenti di vedere i luoghi più noti, che in genere sono anche i più affollati.

In ogni caso sappi che da Bangkok, sia che ti sposti per poche ore, sia che – come spero – ti darai più tempo, puoi muoverti in tre modi:   

⇒ Minivan. E’ il mezzo di trasporto per il quale avrei optato nel caso fossi partita da Bangkok alla volta di Ayutthaya, anche perché è il più veloce: al costo di 65 Bath ovvero meno di due Euro, in una sola ora, si può infatti arrivare a destinazione. Tra l’altro non ci sono orari specifici da rispettare, perché partono quando si riempiono, dalla stazione di Mo Chit.  

Treno. Anche se mi piace molto spostarmi in treno, lo avrei escluso per questa tratta, perché più lento rispetto al minivan: i tempi di percorrenza si aggirano infatti intorno alle due ore. Ti segnalo comunque che dalla stazione di Hua Lamphong ci sono in media due treni all’ora e che i biglietti in terza classe partono da 15 Bath.  

Gita organizzata. Ecco, lo aggiungo solo per completezza, ma come ti ho già spiegato non lo consiglio. Ripeto, solo se hai davvero pochissimo tempo e non ti infastidisce non avere neanche un momento solo per te tra le rovine. Vogliamo poi considerare poi quanto costa? Parliamo indicativamente di 1500/2000 Bath, che non rappresentano certo una cifra astronomica, ma che in confronto al fai da te si rivela molto alte.  

Personalmente ho raggiunto Ayutthaya dalla città di Sukhothai in autobus in circa sei ore, spendendo circa 350 Bath. A questo proposito aggiungo che ogni giorno partono diversi bus, di diverse compagnie, in entrambe le direzioni.

E’ importante quando si compra il biglietto chiedere dove partono e dove arrivano i mezzi: ti dico solo che l’autobus che ho preso io è partito da Old Sukhothai, dove alloggiavo, ma che ce ne sono altri che partono da New Sukhothai; tra l’altro poi, sempre l’autobus sul quale ho viaggiato, non si è fermato in stazione ad Ayutthaya, ma su una specie di superstrada fuori città, dalla quale poi per arrivare in centro ho dovuto prendere un taxi.

E’ inoltre possibile andare da una località all’altra anche in treno, in circa 5/6 ore: in questo senso però ricorda che la stazione di Ayutthaya è abbastanza centrale, mentre la stazione più vicina a Sukhothai si trova a Phitsanoulok, dalla quale raggiungere il cosiddetto parco storico richiede un’altra ora in autobus. Il costo dei biglietti chiaramente dipende dalla classe di viaggio scelta.  

Ti segnalo inoltre che esiste un minivan, di cui sul web non c’è alcuna traccia, che giornalmente collega Ayutthaya e la città di Kanchanaburi, nella parte centro-occidentale del Paese. L’ho usato personalmente: ci ho impiegato meno di tre ore ed ho speso l’equivalente di pochi euro per percorrere un tragitto che altrimenti mi avrebbe portato via molto più tempo e si sarebbe rivelato senz’altro parecchio impegnativo a causa dei cambi necessari.  

Ovviamente non mancano poi autobus e treni neanche da e per Chiang Mai, la più importante località del nord del Paese. In autobus mettete in conto almeno nove ore di viaggio, in treno dodici. Non ho affrontato la tratta, ma mi viene da consigliare di percorrerla di notte e in treno: anche se ci si impiega di più, secondo me è meglio dormire sdraiati su una cuccetta piuttosto che su un sedile, seppure di un autobus di categoria superior. Pure in questo caso i prezzi dipendono dai mezzi e dalle classi scelte.      

Wat Phra Si Saphet Ayutthaya thailandia
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Dove alloggiare ad Ayutthaya…

Nel prenotare una sistemazione per la notte ricorda ciò che ti ho spiegato nel paragrafo sulla storia di Ayutthaya ovvero che è stata fondata la dove tre fiumi – il Chao Phraya, il Pa Sak ed il Lopburi – si incontrano e delimitano quella che è a tutti gli effetti un’isola.

Il mio consiglio è quello di cercare una sistemazione sull’isola o, se all’esterno, vicino ai ponti/moli che vi danno accesso.

Vuoi sapere dove ho alloggiato io? Alla Baan Are Gong Riverside Guest House, che mi sento vivamente di consigliare.

Innanzitutto per tre notti in camera singola ho speso l’equivalente di 31Euro e poi si tratta di una casa tradizionale, i cui interni sono praticamente tutti in legno, curatissimi e puliti. Non è da trascurare inoltre il fatto che, seppure trovandosi fuori dall’isola, è proprio di fronte al molo dal quale le barche fanno la spola.    

Come organizzare la visita all’Ayutthaya Historical Park…

Una volta deciso come arrivare e dove dormire, non ti rimane che capire come organizzare al meglio la tua visita al Ayutthaya Historical Park, che non è l’unica attrazione della città ma che senz’altro nel suo complesso è la più importante.

Certo, dei 400 templi del periodo in cui il regno vide il suo massimo splendore, ne rimane una piccola parte, che però mi è parsa molto suggestiva, tra l’altro non solo perché rappresenta uno scorcio della Thailandia di ieri, ma anche perché è una finestra che dà direttamente sulla dimensione spirituale della Thailandia di oggi.

E’ vero infatti che ti imbatterai in rovine di templi, stupa e Buddha giganti, ma alcuni sono ancora frequentati e vissuti dalla popolazione locale, nonostante siano ormai annoverabili tra i maggiori luoghi di interesse turistico del Paese.  

Come ti ho già detto, fai in modo di trascorrerci più di una giornata. Ecco, l’ideale sarebbero esattamente due giornate. Io ho avuto a disposizione trentasei ore e devo dire che una mattinata o un pomeriggio in più non mi sarebbero affatto dispiaciuti.

Dormire ad Ayutthaya almeno due notti ti consentirà di prenderti tutto il tempo necessario non solo per vedere i templi, ma per coglierne l’atmosfera ed il carattere spirituale: potrai infatti spingerti al di là dei luoghi di culto più conosciuti e ritagliarti dei momenti tutti per te.

Poiché l’area su cui sorgono i templi è vasta e si estende anche al di là dell’isola che già di per sé supera i 15 kmq, non valutare neanche l’idea di muoverti a piedi, a meno che tu non abbia davvero tanti giorni a disposizione e possa dunque pensare ad una visita per zone.   

Il mezzo migliore, che poi è anche quello che ho scelto, a mio parere è la bicicletta. Noleggiabile praticamente ovunque in città per circa 50 Bath al giorno, ti consentirà di scoprire l’Ayutthaya Historical Park immergendoti pienamente in ciò che rappresenta, senza fretta ma senza perdere tempo, con il giusto ritmo insomma.  

Ti segnalo anche la possibilità di noleggiare un motorino, per circa 200/300 Bath al giorno, ma mi raccomando di valutare questa opzione solo nel caso tu abbia la patente internazionale, perché altrimenti – in caso di incidenti – nessuna assicurazione coprirà eventuali danni e spese.  

Un’alternativa da valutare nell’ipotesi in cui tu non possa fermarti in città più di 24h o proprio non te la senta di pedalare è il tuc tuc. Mi ero informata, più per curiosità che per altro, riguardo al costo per una giornata di visite a bordo del mezzo di trasporto che è praticamente un simbolo della Thailandia e mi è stato riferito che dovrebbe essere intorno ai 1000/1500 Bath.

In ogni caso, se volessi un contatto sul posto, ti rimando a quello che per me è il migliore dei gruppi facebook dedicati ai viaggi ovvero Viaggiatori Intraprendenti e all’amministratrice Valeria, che sicuramente saprà esserti d’aiuto!  

Da non perdere poi, secondo me, la gita in barca di due ore lungo i fiumi che circondano l’isola su cui è sorto il primo nucleo di Ayutthaya e che consente di visitare alcuni dei templi che sono al di fuori dell’area centrale, per meno di dieci euro.

Personalmente ho fatto l’esperienza il giorno stesso che sono arrivata in città ed è stato un bel modo per iniziare la visita, oltre che per rilassarmi dopo tante ore trascorse in autobus.

Nel caso fossi interessato, ricorda che in genere si parte un paio d’ore prima del tramonto, che poi si attende al Wat Chai Watthanaram.  

Visto che nell’entroterra della Thailandia (e del Sud Est Asiatico in generale) può fare molto caldo, non avventurarti senza crema solare, berretto e una scorta d’acqua.

Ricorda inoltre di portare con te il denaro necessario per pagare l’ingresso ai templi: per 220 Bath puoi comprare un biglietto cumulativo valido un giorno che ti consente di entrare nei maggiori siti dell’isola o puoi comprare un biglietto di 50 Bath per ciascuno dei sei siti più importanti della zona centrale appunto; per accedere ad alcuni templi può essere richiesto di acquistare altri biglietti.        

Wat Chai Watthanaram Ayutthaya thailandia
Wat Yai Chai Mongkhon ayutthaya thailandia

I templi che ho visitato all’interno dell’Ayutthaya Historical Park…

Concludo il post dandoti una panoramica dei luoghi che sono riuscita a toccare in un giorno e mezzo.

Considera che i primi tre, che si trovano al di fuori dell’isola, li ho raggiunti partecipando alla gita in barca poco dopo essere arrivata in città.

Tutti gli altri li ho invece visitati in bicicletta l’indomani esattamente nell’ordine in cui li ho elencati, tranne il Wat Yai Chai Mongkhon, dove mi sono spinta sempre su due ruote dopo aver fatto una gita alla vicina Lopburi, il giorno dopo ancora.

Wat Phanan Choeng. Tempio moderno che risente di una certa influenza cinese, noto soprattutto per il suo Buddha gigante seduto, alto 19 metri. Chiaramente è attivo ed molto frequentato dalla popolazione locale.

Wat Phutthai Sawan. E’ un complesso costituito da edifici abbastanza recenti, ma anche da rovine, ovviamente di un epoca più lontana. Si trova anche un meraviglioso Buddha sdraiato coperto da un drappo arancione che non so perché gli dona un carattere ancora più mistico. E per finire un altro Buddha, seduto, all’interno di una sorta di torre abbandonata a sé stessa e che ormai è divenuta casa di topolini e pipistrelli.

Wat Chai Watthanaram. Fino a qualche decennio fa letteralmente inghiottito dalla giungla, oggi vede nuovamente la luce del sole e accoglie praticamente tutti i visitatori che ad Ayutthaya hanno la fortuna di attendere un tramonto. Si nota una forte influenza khmer, soprattutto osservando le sue imponenti torri.

Wat Yai Chai Mongkhon. Anche questo tempio, a suo tempo costruito per ospitare dei monaci provenienti dallo Sri Lanka, si trova al di là dell’isola. E’ noto per un’altro Buddha sdraiato coperto sempre da un drappo arancione, che secondo la leggenda porterebbe fortuna a chiunque riesca a colpirne i piedi gettando una moneta.  

Wat Phra MahatatCredo che sia il tempio in rovina più conosciuto dell’intero sito archeologico e forse dell’intera Thailandia. Non dirmi che non hai mai visto la testa di una statua del Buddha letteralmente fagocitata da un’albero. So che vuoi vederla, quindi ricorda che si trova proprio qui. Poiché praticamente chiunque vada ad Ayutthaya la vuole immortalare nella propria memoria (spero non solo in quella della macchina fotografica!), cerca di andarci appena il tempio viene aperto ovvero alle 8 o prima che chiuda, alle 18.  

Wat Ratburana. Altro tempio in rovina, vicinissimo al Wat Phra Mahatat, che presenta una pregevole torre in stile khmer, ricca di elementi decorativi come fiori di loto e creature mitologiche. Purtroppo a metà del Novecento è stato saccheggiato.

Wat Thammikarat. Sempre in rovina, questo tempio trascurato da molti visitatori, non si distingue certo per le sue dimensioni, bensì per la presenza di uno stupa circondato da statue che rappresentano una figura leggendaria dalla testa di leone.

Wat Phra Si Saphet. Dopo la testa della statua del Buddha del Wat Phra Mahatat, questo tempio è il simbolo di Ayutthaya per eccellenza. Era infatti l’edificio più grande costruito nella città antica e un tempo custodiva un Buddha gigante in posizione eretta completamente coperto d’oro, che pare sia stato fuso dai birmani durante l’assedio e la conseguente distruzione della città.

Wihaan Phra Mongkhon Bophit. Questa struttura, senz’altro recente, custodisce una delle più grandi statue del Buddha di tutto il Paese. Nel 1955 il primo ministro del Myanmar ha fatto una donazione perché venisse restaurato, poiché ancora portava i segni della devastazione avvenuta circa duecento anni prima ad opera dei suoi predecessori.

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