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Ero in Cina da più di dieci giorni quando sono arrivata a Chengdu, a bordo di quel treno partito la sera precedente da Xi’An. Ed erano circa le due del pomeriggio quando finalmente ho raggiunto l’ostello nel quale avrei trascorso le due notti successive, ma anche altre notti, dopo quelle nei parchi del nord del Sichuan (di cui potete leggere in Diario dei giorni trascorsi tra Jiuzhaigou e Huanglong, nel nord del Sichuan… e Come visitare due straordinari parchi nazionali cinesi, ovvero Jiuzhaigou e Huanglong…). 

Durante il mio viaggio nel Paese, come mi è capitato spesso anche altrove, ma soprattutto ultimamente, ho ridotto al minimo i giorni nelle metropoli, per potermi concentrare sui piccoli centri, nei quali riesco subito a trovare una mia dimensione e quindi a cogliere più facilmente sfumature della vita quotidiana, oltre che a vivere al meglio la natura. Chengdu, in questo senso, non ha fatto eccezione: se mi sono fermata è perché custodisce qualcosa di davvero eccezionale e perché non avevo alternative per raggiungere poi altre mete.

Il pomeriggio del mio arrivo in città non avevo nulla di particolare in programma. Non sapevo infatti se sarei arrivata puntuale e poi avevo bisogno di una giornata intera per godermi davvero ciò per cui ero lì. E così che ho semplicemente deciso di andare in centro e di fare una bella passeggiata, passando per Tianfu Square su cui troneggia una statua di Mao che per le sue dimensioni non può certo passare inosservata e per il Parco del Popolo ovvero un’area verde costellata di case da tè.

Era l’ultimo giorno delle vacanze in Cina, le vacanze legate alla Festa della Repubblica, che vede masse di persone muoversi da un luogo all’altro del Paese, quindi forse era per quello che la zona della città nella quale mi trovavo mi è parsa davvero molto vivace. Non saprei dire effettivamente se tutti i giorni per strada c’è gente che cammina allegramente, che balla, che fa taichi. Ripensando ad altri contesti però, dai quali sono passata successivamente, potrei azzardare e dire che forse sì, forse è così anche gli altri giorni.     

panda gigante chengdu cina

Il giorno dopo mi sono svegliata presto, perché volevo arrivare il prima possibile alla Giant Panda Breeding Research Base. Un giro in metropolitana, poi uno in bus e finalmente ho potuto vedere ciò per cui mi ero spinta fino a Chengdu, i panda appunto. Probabilmente capita anche ad altri, ma spesso quando penso ad un Paese come meta di un possibile viaggio, inevitabilmente, mi vengono in mente delle immagini, delle idee. Ecco, quando pensavo alla Cina io pensavo a tante cose e tra queste c’era sempre il panda! Potevo dunque non fermarmi in città?  

Sono stata tra i primi ad entrare e ad incamminarmi. Nonostante la cartina che mi era stata consegnata all’ingresso, non sapevo esattamente dove stessi andando. Quando ho visto dei cartelli che riportavano la scritta Panda, ho quindi subito deciso di seguirli. Mi sono ritrovata a camminare su dei viali che in quel momento erano ancora molto quieti, ai cui bordi crescono piante di bamboo che creano un bellissimo effetto tunnel o, se vogliamo, una sorta di caleidoscopio la cui tonalità dominante è il verde. 

Sono quindi arrivata al primo recinto, ma non riuscivo a vedere nessun panda. Non sono però certo il tipo che si scoraggia: sapevo infatti che vivono in aree delimitate ma molto ampie e che rispecchiano appieno l’habitat naturale in cui sono abituati a vivere quando crescono liberi. Detesto gli zoo e prima di partire e raggiungere Chengdu mi sono accertata che il centro non lo fosse. Il suo scopo infatti dal 1987 è quello di proteggere i panda, che sono in serio pericolo: attualmente, infatti, ne esistono meno di 2000 e vivono tutti nelle aree montane delle province del Sichuan, dello Shaanxi e del Gansu.    

panda chengdu cina

Ho proseguito dunque, tenendo sempre gli occhi ben aperti. All’improvviso ho visto quattro/cinque persone tutte intente a scattare fotografie. Ho accelerato il passo, perché evidentemente lì doveva esserci qualcosa. E’ così che improvvisamente mi sono ritrovata di fronte ad un panda gigante! Finalmente l’ho visto con i miei occhi, di fronte a me, non su uno schermo, ma dal vivo! Un’emozione indescrivibile quella che ho provato vedendo quell’orsacchiottone bianco e nero, seduto in una maniera buffissima, mentre rosicchiava canne di bamboo!  

Del tutto indifferente rispetto a ciò che stava accadendo intorno a lui, quel panda continuava a mangiare: finita una canna, ne prendeva subito un’altra e finita quella, un’altra ancora! <<Insaziabile quel panda!>>, ho pensato, prima di scoprire che tutti i panda trascorrono ben dodici ore della giornata mangiando. Il loro metabolismo infatti smaltisce molto velocemente il bambù – che è la fonte primaria di cibo – e per avere energia sufficiente devono appunto continuare a mangiare, oltre che a dormire o comunque a limitare qualsiasi attività fisica.  

Subito dopo ho visto un altro panda, ugualmente buffo. Salito su un albero, si era sdraiato e aveva tutte e quattro le zampe a penzoloni. Quel panda, poi un altro ed un altro ancora. Sono persino tornata sui miei passi per rivederne qualcuno. Avrei potuto continuare all’infinito, in un andirivieni senza fine. Ecco, come i panda non riescono a tenere lontano dal cibo il loro pseudopollice, io non riuscivo ad allontanarmi da loro! In quel momento erano il mio bambù!  

E quando poi ho visto i cuccioli? Dei batuffoli, all’apparenza quasi dei peluches, sempre bianchi e neri, semplicemente dolcissimi, tenerissimi… Lì ho visti arrivare, uno ad uno, aggrappati ad una ragazza che li ha portati all’esterno, tenendoli in braccio come fossero bebè ancora in fasce. Inutile dire che avrei voluto rapirli tutti, quei piccoli panda giganti!    

cucciolo panda chengdu cina

Era ormai ora di pranzo e molta gente era giunta al parco; io continuavo la mia visita, tutta presa da quei meravigliosi animali. Ad un certo punto, in lontananza, ho visto qualcosa muoversi all’interno di un recinto, ma certamente non era un panda, almeno non uno di quelli bianco e neri. Mi sono avvicinata ed ho subito compreso che si trattava di un panda rosso. Ancora una volta quel giorno mi sono emozionata.  

Anche loro erano tutti intenti a mangiare, probabilmente delle zucca o comunque qualcosa di giallo. Terminato il cibo tuttavia non si sono appisolati, come sarebbe successo a qualsiasi panda bianco e nero; si sono messi a correre, a saltare sugli alberi, fino a scomparire nella foresta. Osservandoli mi sono parsi senz’altro più vispi e furbetti dei loro cugini, con quel musetto a punta e quella mascherina sugli occhi.    Solo nel tardo pomeriggio sono tornata in città, pienamente soddisfatta di quella giornata, che mi ha davvero dato tantissimo…    

Giusto qualche informazione di carattere pratico

Per raggiungere la Giant Panda Breeding Research Base bisogna prendere la metropolitana ed in particolare i treni della linea 3 che fermano a Xiang Mao Avenue. Una volta a destinazione, si può risalire in superficie attraverso l’uscita A. A quel punto sarà necessario acquistare i biglietti d’ingresso presso uno stand per salire su una navetta gratuita che conduce al parco. Verificare con il proprio hotel/ostello se ci sono percorsi alternativi più veloci.  

Biglietto d’ingresso: 58Y  

Orari di apertura: 7.30 – 18.00 tutto l’anno    

panda rosso chengdu cina

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”In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo che sia ancora possibile percorrere vie sconosciute, rendendole solo nostre: sono convinta infatti che oggi le grandi esplorazioni debbano essere anche e soprattutto interiori.”