Cosa fare ad Arequipa, la città bianca – Perù

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Garcí Manuel de Carbajal, che nel 1540 ne gettò le fondamenta, la chiamò Villa hermosa ed io, quasi cinque secoli più tardi, di fronte ad un nome così altisonante mi aspettavo proprio una bella città. Una certa fama infatti Arequipa se l’è portata dietro nel tempo, fino ai giorni nostri. E secondo me se la merita tutta, tanto che durante un viaggio in Perù è considerata una tappa imperdibile.

Nell’organizzare il mio percorso (che ho descritto nei post Viaggio in Perù: il mio itinerario – Parte I Viaggio in Perù: il mio itinerario – Parte II) ho volutamente destinato quasi tre giorni ad Arequipa, perché ero certa che mi avrebbe affascinata. D’altra parte – non so se si è capito – ho un debole per tutte quelle realtà che hanno conservato architetture di epoca coloniale e al contempo uno stretto legame con il mondo andino.

città arequipa perù

Perché ho adorato Arequipa…

Arequipa poi è tutta bianca, di un bianco che quando splende il sole è accecante e al contempo ammaliante, grazie al sillar, la pietra locale largamente usata nella costruzione degli edifici del centro storico. Ed Arequipa è circondata da ben tre vulcani: El Misti, Picchu Picchu e Chachani, che sono uno spettacolo per gli occhi di chi si trova a passare da quelle parti ma che da sempre suscitano rispetto e riverenza nella popolazione che vive ai loro piedi.

A tutto questo aggiungiamo che si tratta di un contesto molto gradevole: le piazze – ed in particolare l’elegantissima Plaza de Armas con la sua imponente cattedrale in stile neoclassico – sono sempre animate e le strade vedono un certo via vai, senza tuttavia essere caotiche; non mancano negozietti di ogni tipo, bar e ristoranti dove fermarsi per una breve pausa caffé / cioccolata (?!) o degustare uno dei tanti squisiti piatti peruviani. E, a differenza di altri contesti del paese, tutto è curato, persino i balconi dalle tipiche ringhiere in ferro battuto.  

Ho adorato Arequipa. L’ho adorata per tutto questo. Due luoghi in particolare però l’hanno resa unica ai miei occhi: il Convento di Santa Catalina ed il Museo Santuario Andino, che custodisce le spoglie di Juanita, la fanciulla dei ghiacci. Ecco, in questo post mi soffermerò proprio su di essi ovvero su quelli che considero i due più grandi tesori della città!

Cosa fare ad Arequipa: il Convento di Santa Catalina

Chiudete gli occhi e pensate ad un villaggio con tanto di vicoli, piazze e cortili. Un villaggio colorato, di blu e di rosso, perché quelli sono i colori predominanti. E poi tanti fiori alle finestre, altrettante piante nelle aiuole e quindi molti alberi nei giardini.  Lo so, quello che state immaginando, non vi appare proprio come un convento, ma vi assicuro che lo è, perché il Convento di Santa Catalina, ad Arequipa appunto, è proprio così!  

20.000 mq che si presentano come un paesello all’interno della città. Uno spazio nel quale ho immediatamente avvertito un certa sacralità, ma certamente non il rigore che ho sempre attribuito ai luoghi di clausura; anzi, direi addirittura uno spazio che mi ha infuso serenità e tanta leggerezza. Sarà per questo che non riuscivo più ad andarmene ed ho continuato a girovagare per almeno mezza giornata?!  

> Il convento ieri e oggi…

Dovete sapere che la costruzione del monastero si deve ad una ricca vedova spagnola di nome Maria de Guzman, che nel 1579 ha dato il via ai lavori per erigere la struttura, dedicata a Santa Caterina da Siena e inaugurata già nell’ottobre dell’anno successivo. Per volontà della fondatrice all’inizio venivano accettate solo donne di un certo rango, che portavano con sé denaro, una certa dote e persino dei servi; nel tempo però le cose sono cambiate e l’accesso è stato consentito anche alle più umili.  

Durante la mia visita, passando da un chiostro all’altro e persino dalla cucina, ho potuto vedere le celle delle monache. Alcune appaiono molto semplici, mentre altre non solo hanno focolaio e bagno annessi, ma sono anche arredate con oggetti appartenenti ad un vero e proprio corredo fatto di porcellane, tappeti, tendaggi e tanto altro. Chiaramente – ma sinceramente non lo immaginavo – la condizione sociale di cui si godeva all’esterno si rifletteva anche all’interno delle mura del convento!  

Oggi la situazione è un po’ diversa. Sono rimaste poche decine di monache, che vivono in un’area separata rispetto a quella visitata dai turisti e che immagino conducano tutte un’esistenza modesta. Ad ogni modo, dopo un noviziato di quattro anni, come un tempo, fanno voto di silenzio e consacrano la propria esistenza alla preghiera, non lontano dalle decine e decine di viaggiatori che ogni giorno passano di lì, per piacere.

convento di santa catalina arequipa perù
monastero santa catalina arequipa
convento di santa catalina perù

Un po’ di info per organizzare la visita

> Apertura dalle 9.00 alle 17.00; il martedì e il mercoledì anche in notturna fino alle 20.00

> Ingresso, 40 Soles ovvero circa 10 Euro

> Visita in autonomia e/o con guida (altamente consigliato!) per 20 Soles ovvero circa 5 Euro, 1 ora ca.

> Per maggiori dettagli potete consultare il sito www.santacatalina.org.pe

Cosa fare ad Arequipa: il Museo Santuario Andino 

Sono entrata nel Museo Santuario Andino consapevole di ciò che avrei visto: il corpo di una ragazzina che è stato rinvenuto, conservato dal gelo, dopo oltre cinquecento anni dalla sua morte. Prima della partenza, infatti, mi sono preparata leggendo qualcosa a proposito della sua storia e – devo proprio ammetterlo – ho trovato tutto molto molto macabro.  

Sapevo tuttavia che una volta ad Arequipa non avrei mai potuto rinunciare alla visita. Il ritrovamento di Juanita – questo è il nome che le è stato attribuito – ha dato infatti un grande contributo alla ricostruzione di aspetti culturali che caratterizzavano le società degli Inca e se ero arrivata fin lì era anche perché volevo approfondire le mie conoscenze in tal senso.

> Ma chi era Juanita?

E’ stato stabilito che avesse più o meno quattordici anni e che tra il 1440 ed il 1450 è stata scelta per placare le divinità delle montagne e quindi scongiurare catastrofi naturali. Con grande onore per la sua famiglia – che certamente godeva di un certo status sociale – ha dunque intrapreso una lunga e faticosa ascesa sulla Cordigliera delle Ande, fino a giungere sulla cima del Vulcano Ampato, che supera i 6000m.  

Non ha affrontato il percorso da sola. Con lei c’era anche chi aveva il compito di celebrale cerimonie e rituali e che poi le ha versato della chicha – una bevanda alcolica a base di mais fermentato – per stordirla e alleviare la sofferenza di un colpo sul capo, che le è stato fatale. E’ così che è avvenuto il sacrificio di Juanita, massima espressione di tutta una serie di pratiche ancestrali particolarmente cruente!

Per secoli è rimasta sepolta e, grazie alla scarsità di ossigeno e soprattutto alla presenza del ghiaccio, il suo corpo si è perfettamente preservato, come quello di altre ragazze andine dell’epoca, a cui è toccata la stessa sorte. A questo proposito non posso non ricordare Sarita, anch’essa custodita all’interno del Museo Santuario Andino ed esposta in una teca da gennaio ad aprile, quando Juanita viene sottoposta ad interventi che ne garantiscono la conservazione.

Devo essere sincera, trovarmi di fronte a Juanita mi ha dato i brividi. Oggi – ancora negli abiti nei quali nel 1995 è stata ritrovata dagli antropologi Johan Reinhard e Miguel Zarate – appare infatti come una mummia dalla pelle raggrinzita e conserva ben poco di fanciullesco. Il mio pensiero è dunque subito andato a quando ancora poteva passeggiare nel suo villaggio ed ho cercato di immaginare come doveva essere. Bella. Giovane. Piena di vita.

museo santuario andino juanita

Un po’ di info per organizzare la visita

> Apertura dalle 09.00 alle 18.00; la domenica solo fino alle 15  

> Ingresso, 40 Soles ovvero circa 10 Euro  

> Visita (disponibile in diverse lingue) con guida a cui lasciare la manica, 1h ca.  

> Non si possono fare fotografie  

> Per maggiori dettagli potete consultare il sito www.ucsm.edu.pe/museo-santuarios-andinos

Concludendo…

A questo punto dovreste sapere – almeno a grandi linee – cosa fare ad Arequipa o almeno quali sono le due attrazioni assolutamente da non perdere. Vi segnalo inoltre la possibilità di partecipare a dei fantastici tour / trekking di uno o più giorni nel Canyon del Colca, nonché la breve passeggiata fino al Mirador di Yanahuara, che mi ha consentito di salutare la ciudad blanca da una posizione privilegiata ovvero attraverso una bellissima arcata che incornicia anche il Vulcano El Misti.

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10 thoughts on “Cosa fare ad Arequipa, la città bianca – Perù

  1. Molto interessante e rilassante nel leggere questo passaggio in una città storica e in un convento di monache che in qualsiasi parte del mondo ha il suo fascino particolare

  2. Il tuo viaggio in Perù mi affascina tantissimo e ne sto leggendo avidamente le tappe. Rimane uno dei miei grandi desideri e chissà magari prima o poi andrò anche io a vedere la povera Juanita sacrificata agli dei. Ma, ci hai mai pensato, che toccava sempre alle donne!?

    1. Mi fa piacere Antonella! Ti auguro di andare prestissimo in Perù! Eh, hai proprio ragione… E comunque povera Juanita!

  3. Ho un meraviglioso ricordo di Arequipa. Sono passati molti anni, ma ho ancora nitide le immagini elle stradine e case bianche. Dopo qualche giorno di trekking è stata una sosta bellissima.

  4. Molto interessante, io sono un’appassionata di chiese e monasteri e mi piacerebbe moltissimo vedere il convento. Non sono mai stata in Perù deve essere davvero bellissimo!

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