Cosa fare a Buenos Aires: la mia guida

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Gente che appassionatamente balla il tango per strada. Ragazzini che rincorrono un pallone, indossando le maglie dei più celebri giocatori del Boca Juniors. L’odore penetrante e pungente del mate che pervade le vie della città, perché c’è sempre qualcuno che versa acqua nel porongo. E poi l’asado, la carne forse più famosa al mondo, che al solo pensiero fa venire l’acquolina in bocca. Buenos Aires è nota per tutto questo, ma è una capitale immensa (di uno Stato altrettanto immenso – l’Argentina!) che nei suoi oltre 200 kmq custodisce ed offre anche ben altro.

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Quanto tempo a Buenos Aires?

Ecco, la cosa più spontanea che io possa dirvi riguardo a Buenos Aires è <<Trascorreteci più tempo possibile!>>, perché ha davvero molto da offrire e non è un caso che sia considerata il centro culturale di maggiore rilievo dell’intero continente. Sottolineo tutto questo perché spesso, per questioni di tempo, si tende a farvi tappa in fretta e furia per proseguire verso altri (senz’altro spettacolari!) luoghi sparsi per il Paese. Solo voi, valutando i vostri interessi ed i vostri ritmi, nonché il tempo che avete a disposizione per visitare l’Argentina, potete decidere quanto tempo fermarvi, ma ci tengo a ribadire che merita più di una toccata e fuga!

Il mio primo lungo viaggio in Sud America è iniziato proprio a Buenos Aires, dove ho trascorso cinque entusiasmanti giorni che, purtroppo, sono volati in un batter d’occhio. Quando a malincuore – nonostante fossi consapevole di tutto ciò che mi aspettava sulle Ande nei quattro mesi a venire – ho lasciato la capitale argentina, continuavo a ripetermi che dovevo tornare, presto o tardi. E alla fine, neanche un anno dopo, ero di nuovo lì. Nel mio lento percorso verso la Patagonia, ho infatti voluto regalarmi altri due giorni in città.

Cosa vedere e fare a Buenos Aires: il mio itinerario!

Giorno 1: San Telmo

Sono arrivata a Buenos Aires una domenica di maggio, subito prima di pranzo. Era il momento giusto dunque per visitare il quartiere San Telmo, dove tra l’altro avrei alloggiato. Una volta giunta a destinazione ho subito notato la vivacità delle vie sulle quali mi sono incamminata, piene di gente e soprattutto di bancarelle, quelle della feria ovvero il mercato che fa la felicità di chi è alla ricerca di oggetti di antiquariato. Impossibile poi non notare i numerosissimi artisti di strada e specialmente coloro che ballavano il tango, che hanno attratto la mia attenzione in modo particolare.

Plaza Dorrego è certamente il cuore del quartiere, ma le viuzze e le stradine circostanti di domenica sono altrettanto vitali e l’unica cosa da fare è quella di lasciarsi trasportare dal via vai: e questo è proprio quello che ho fatto, osservando al contempo antiche case coloniali e caratteristiche botteghe, scovando un ristorantino dove mangiare un boccone e un locale dove bere qualcosa, ovviamente senza mancare una tappa al mercato coperto.

Quello stesso giorno ho anche avuto modo di visitare il Museo d’Arte Moderna, che si trova sempre nel quartiere. Partecipando ad una visita guidata, ho potuto apprezzare essenzialmente opere del XIX secolo di artisti argentini, ma non solo. Personalmente non ho avuto tempo per l’antistante Museo d’Arte Contemporanea, ma i più appassionati sicuramente riusciranno a trovargli uno spazio nel loro itinerario.

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Giorno 2: Micro-centro

Il micro-centro è – per dirla in parole povere – il centro del centro: si tratta dell’area (non è infatti un vero e proprio quartiere) dove si trovano buona parte delle istituzioni pubbliche e finanziarie del Paese, oltre agli uffici di innumerevoli compagnie. Poiché è una zona frequentata essenzialmente duranti i giorni feriali e in orario di lavoro, ho pensato che forse sarebbe stato meglio non visitarla nei weekend ed evitare di andarci la sera oltre una certa ora. Alla fine così è stato!

> Cosa ho fatto nel Micro-centro?

Da dove potevo iniziare se non da Plaza de Mayo ovvero il nucleo intorno al quale è sorta Buenos Aires o meglio quella che alla fine del XVI secolo è nata come Ciudad de la Santissima Trinidad y Puerto de Nuestra Senora de los Buenos Aires? E’ la piazza più importante del Paese, la piazza che per gli argentini ha il più grande significato storico e simbolico, anche perché non solo è il luogo dove sono state gettate le prime fondamenta della capitale, ma è anche stata lo scenario di eventi salienti dell’Argentina moderna e contemporanea.

Tanto per fare qualche esempio, nel 1810 (nel mese di maggio appunto!) vi scoppiò la rivoluzione che portò all’Indipendenza dalla Spagna, nel 1945 vi fu una manifestazione per il rilascio di Peron che sarebbe poi diventato presidente, negli anni Settanta le madri dei desaparecidos ogni giovedì vi commemoravano i figli scomparsi, nel 2001 a causa della crisi economica ci furono diversi scontri.

Su Plaza de Mayo si affacciano almeno tre edifici degni di nota: la Casa Rosada che ospita la Presidenza della Repubblica, il Cabildo ovvero la sede del potere coloniale durante l’Impero Spagnolo, nonché la Cattedrale Metropolitana. Dopo  averli visitati, ho percorso interamente Avenida de Mayo, un viale lungo quasi 2km, ispirato agli Champs-Élysées parigini, sul quale sorgono alcuni dei palazzi più interessanti della capitale, come Palazzo Barolo. E così, un’oretta più tardi, sono arrivata al Palazzo del Congresso della Nazione Argentina o, in altre parole, al Parlamento

> Il free walking tour

Alle 15 ho poi partecipato al free walking tourdella durata di tre ore, di Buenos Aires Free Walks, che si tiene tutti i giorni e inizia proprio di fronte al Palazzo del Congresso. Devo dire che l’ho trovato particolarmente interessante, nonostante mi abbia – di fatto – riportata sui miei passi. La guida infatti non si è limitata a fornire qualche informazione o qualche curiosità sui maggiori luoghi d’interesse del Micro-centro, ma ha raccontato quella che è stata la sua esperienza durante la crisi economica argentina del 2001.

In particolare ha raccontato che era ancora un bambino e che per strada ad un certo punto non si poteva uscire in gruppo (e in realtà già due persone erano considerate un gruppo!) perché altrimenti l’esercito avrebbe aperto il fuoco; ha raccontato di come il popolo argentino abbia ad un certo punto organizzato il cacerolazo ovvero una sorta di manifestazione pacifica portata avanti a suon di pentole e mestoli dalle proprie case; e ancora di quando andava a fare la spesa con sua mamma ed i commessi dei supermercati aggiornavano i prezzi dei prodotti in tempo reale, letteralmente strillando con un megafono.

Oltre a tutto questo ha poi menzionato altri momenti salienti della storia di Buenos Aires (e più in generale dell’Argentina) ed ha fatto cenno alla politica di oggi, toccando quelli che per me sono aspetti essenziali per comprendere la realtà nella quale avevo deciso di mettermi in viaggio.

Giorno 3: Prosecuzione della visita del Micro-centro e Recoleta

Il terzo giorno in città è iniziato con una lunga marcia, con la quale si è conclusa la mia visita al Micro-Centro. Di buon mattino mi sono infatti incamminata su Avenida 9 de Julio, il viale cittadino che commemora il giorno in cui è stata dichiarata l’Indipendenza dell’Argentina, ovvero il 9 luglio 1816. Con i suoi 140m rappresenta l’arteria più larga della capitale e, data la sua notevole estensione anche in lunghezza, si configura come una delle strade cittadine più lunghe del mondo, nonché come via di collegamento primaria tra i quartieri meridionali e settentrionali di Buenos Aires.

Partendo dal quartiere San Telmo sono giunta fino a Piazza della Repubblica, dove svetta uno dei maggiori simboli di Buenos Aires, vale a dire l’obelisco eretto nel 1936 per festeggiare il quarto centenario della fondazione della città. Dopo una breve pausa ho proseguito fino al Teatro Colon, così chiamato in onore di Cristoforo Colombo e annoverato tra i migliori teatri lirici esistenti al mondo.

> Il free walking tour

Lo stesso giorno ho poi preso parte ad un secondo free walking tour, dedicato al quartiere residenziale della Recoleta, il cui nome deriva dai frati francescani recoletos (ovvero raccolti) che all’inizio del XVIII secolo fondarono un convento ed eressero una basilica dedicata alla Madonna del Pilar. Quando alla fine del XIX secolo a Buenos Aires scoppiò un’epidemia di febbre gialla, le famiglie benestanti si ritirarono propria nell’area in cui sorge il quartiere, considerata più salubre. Da quel momento iniziò la costruzione di nuovi edifici in uno stile tutto parigino, ancora oggi facilmente individuabili, che hanno trasformato la Recoleta in un quartiere aristocratico.

Il tour è partito dal Teatro Colon alle 10.30 e tre ore e mezza dopo mi sono ritrovata nel Cimitero della Recoleta, che ho poi visitato autonomamente, così come il Museo Nacional de Belas Artes. Nel primo, inaugurato nel 1822 come primo cimitero pubblico della città, mi sono persa tra le tombe monumentali di grandi personaggi che hanno fatto la storia del Paese, nel secondo tra opere d’arte di ogni epoca e ogni dove.

Giorno 4: La Boca e Puerto Madero

> La Boca…

Tra i quartieri di Buenos Aires che ero più impaziente di visitare, c’era senz’altro La Boca, che sorge sulla foce (in spagnolo boca appunto!) del fiume Riachuelo. Nato come porto dove approdavano navi provenienti dall’Africa cariche di schiavi, nel XIX secolo iniziò ad accogliere soprattutto migranti provenienti dall’Europa meridionale ed in particolare dall’Italia (specialmente dalla città di Genova), tutti in cerca di fortuna.

Ci tengo a sottolineare che è proprio a La Boca che è nato il Tango: il contesto multiculturale che si è venuto a creare ha infatti favorito l’incontro di diverse tradizioni musicali, che sono sfociate in un nuovo genere, tra l’altro inizialmente popolare e rifiutato dalle classi più abbienti.

Di quell’epoca rimangono le abitazioni che intere famiglie hanno condiviso, spesso in condizioni di miseria. Oggi tuttavia sono state convertite in ristoranti, bar e negozi di souvenir. La Boca dunque, nata come quartiere povero e degradato, sta lentamente assumendo le sembianze di un quartiere sempre più turistico.

> E cosa ho fatto a La Boca?

Da San Telmo sono arrivata a La Boca in autobus (il n.64) e, prima di prendere parte (per circa 10Euro) al tour guidato di Buenos Aires Free Walks che parte tutti i giorni alle 11 dal Havanna Shop, ho fatto un giro per conto mio. Ho iniziato dal famosissimo Caminito, la via più famosa ed animata del quartiere, anche grazie alla presenza di numerosi artisti di strada. D’impatto certamente le coloratissime lamiere utilizzate per rivestire le facciate delle case, che sprigionano un’incredibile vivacità: a questo proposito è stato interessante scoprire che gli abitanti del quartiere, impiegati per lo più come portuali, erano soliti utilizzare scarti di materiali e vernici del porto per decorare gli edifici in cui vivevano.

Dopo aver gironzolato un po’ tra stradine e viuzze, non potevo non dare un’occhiata alla cosiddetta Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, squadra tra le più titolate dell’Argentina e particolarmente nota anche a livello internazionale. Poiché non nutro una grande passione per il calcio, mi sono limitata all’esterno. Qualche informazione interessante sul club mi è però comunque giunta, durante il tour: lo sapevate che è stata fondata da immigrati genovesi nel 1905?

> Puerto Madero…

Solo nel pomeriggio mi sono spostata a Puerto Madero, altra zona portuale che a lungo è stata abbandonata a se stessa e che solo negli ultimi decenni ha visto dei progetti di riqualificazione. Oggi rappresenta una delle zone più in di Buenos Aires e sul lungo fiume, noto soprattutto per il Puente de la Mujer di Calatrava, presenta ristoranti e locali di un certo livello, oltre ad appartamenti ristrutturati il cui valore cresce di giorno in giorno. Personalmente mi sono limitata a fare una bella passeggiata, ma il quartiere avrebbe meritato senz’altro una visita più approfondita e che comprendesse anche la Reserva Ecologica Costanera Sur.

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Giorno 5: Palermo

Palermo è il quartiere più grande e più verde di Buenos Aires. Questi aspetti, unitamente al fatto che negli ultimi anni si è distinto per un certo fermento culturale, mi hanno spinta a trascorrervi un’intera giornata.

Io ho iniziato la mia visita mettendomi alla ricerca di un’altra icona della capitale, la  Floralis Generica ovvero un’enorme installazione a forma di fiore, interamente in acciaio e alluminio, che al mattino si apre e la sera di chiude. Si tratta di un regalo dell’artista Eduardo Catalano alla città ed è un simbolo di speranza.

E’ poi giunto il momento del Parque 3 de Febrero, meglio conosciuto come Bosque de Palermo: si tratta di un’immensa area verde, all’interno della quale è un piacere perdersi tra prati, alberi e aiuole fiorite. Personalmente ci ho trascorso quasi un’intera mattinata e devo dire che è stato rigenerante!

Alle 15 ho poi raggiunto Plaza Serrano, per prendere parte ad un’ultimo tour, sempre di Buenos Aires Free Walks: al costo di 9Euro, nell’arco di un paio d’ore, ho potuto farmi un’idea dei più recenti sviluppi che hanno coinvolto l’area e del suo dinamismo.

E’ così che sono venuta conoscenza del fatto che non solo continuano a spuntare gallerie d’arte, atelier, radio, televisioni, ma che c’è addirittura una zona ricchissima di street art, dove mettersi alla ricerca di murales e graffiti, magari tra una birra e l’altra, provando i numerosissimi locali del quartiere.

Giorno 6: Caffé las Violetas

La mia seconda volta a Buenos Aires è stata un po’ una toccata e fuga, nel mio percorso verso la Patagonia. In quell’occasione ne ho approfittato però per rivedere due amiche – Catalina e Norma –  conosciute mentre ero in viaggio nel Nord – Ovest argentino (di cui ho scritto qui). Per il nostro incontro hanno scelto il Caffè las Violetas, che risale al 1884 e che rientra tra i luoghi storici della città. Seppure meno famoso del Caffè Tortoni, credo valga davvero la pena farvi un salto! Oltre ad un ricchissimo vassoio di prelibatezze locali – dolci e salate – ricordo delle bellissime vetrate e delle imponenti colonne, che creano un ambiente d’altri tempi.

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Giorno 7: Museo della Memoria

Personalmente sono riuscita ad andare al Museo della Memoria solo durante la mia seconda visita a Buenos Aires, ma credo che non vada affatto tralasciato, anche perché racconta uno dei capitoli più tragici della storia argentina, quello della dittatura. Si trova nel complesso che originariamente ospitava l’ESMA, vale a dire la Escuela de Mecanica de la Armada ovvero una scuola per l’addestramento degli ufficiali della marina militare. Nel 1976, con il colpo di Stato e l’instaurazione del regime, l’edificio è stato convertito in un centro di detenzione e tortura, destinato a chi era sospettato di cospirare contro la giunta militare al potere. Ecco, è proprio di lì che passarono oltre 5000 desaparecidos.

Sicurezza a Buenos Aires

Quando si parla delle grandi capitali sud americane non si può non fare cenno a tutto ciò che riguarda la sicurezza. Prima di partire – proprio in merito a Buenos Aires – più volte sono stata messa in guardia rispetto alla questione, tanto che ad un certo punto ho temuto di poter sconfinare nel quartiere sbagliato e che potesse accadermi qualcosa; sono persino arrivata a chiedermi se fosse il caso di pensare ad un tour per vistare la città o ad una guida, considerando anche il fatto che avrei viaggiato da sola.

Vi dico subito che alla fine tutto è andato per il verso giusto e che me la sono cavata benissimo per conto mio, partecipando giusto a qualche free walking tour per farmi una prima idea dei vari quartieri. Questo non significa tuttavia che dobbiate abbassare la guardia, perché si tratta comunque di una città dove viaggiatrici che ho conosciuto personalmente sono state derubate senza neanche rendersene conto con il trucco del ketchup: ti cade addosso una salsina, qualcuno si avvicina per offrirti un fazzoletto per pulirti e qualcun’altro nel frattempo ruba ciò che hai nello zainetto/borsa. Non credete però neanche a chi esagera e – tanto per fare un esempio – vi dice che per visitare il quartiere la Boca ed in particolare il suo stadio bisogna muoversi con pullman blindati, perché non è affatto così!

> Sicurezza a San Telmo e La Boca…

Ricordo solo che i quartieri della parte meridionale di Buenos Aires (la Boca appunto, ma anche San Telmo) sono nati come quartieri popolari e ancora oggi chi vive in altri contesti tende a percepirli come quartieri pericolosi, nonostante siano ormai molto turistici. Una mia carissima amica, di Buenos Aires, era molto preoccupata per me quando ha saputo che alloggiavo proprio a San Telmo, dove – a dire la verità – sono stata molto bene, tanto da tornare due volte nello stesso ostello!

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Dove dormire a Buenos Aires

Quando si parla di hotel ed ostelli, a mio parere, booking.com è imbattibile e anche nel caso di Buenos Aires le mie ricerche le ho fatte proprio su questo noto portale. Alla fine ho deciso di dormire nel quartiere San Telmo ed in particolare al Loara’s Hostel, che offre sia letti in dormitorio che camere private. L’atmosfera è molto tranquilla, forse più da pensione che da ostello in realtà, che in genere  poi è proprio ciò che cerco. Ecco, questa struttura mi sento davvero di consigliarla: mi sono trovata talmente bene che ci ho soggiornato già due volte, spendendo per una sistemazione condivisa circa 16 Euro a notte, colazione inclusa.

Buenos Aires ed i suoi aeroporti

Buenos Aires dispone di due aeroporti, l’aeroporto internazionale Ministro Pistarini e l’aeroporto Jorge Newbery. Il primo in realtà si trova nella località di Ezeiza, ad oltre venti chilometri dal centro, mentre il secondo sorge all’interno della capitale, nel quartiere Palermo. In generale ricordate che se arrivate dall’Europa, atterrerete sicuramente ad Ezeiza; se invece arrivate da un’altra località del Paese o da Paesi – diciamo così – vicini, probabilmente la vostra destinazione sarà Palermo, ma non è scontato, quindi controllate bene.

> L’aeroporto di Ezeiza…

Personalmente una volta atterrata ad Ezeiza ho chiesto indicazioni su come raggiungere la pensilina dell’autobus numero 8 che in ca. 2h, per meno di 1 Euro, mi ha lasciata a Plaza de Mayo. A questo proposito ricordo che in aeroporto non è possibile acquistare la tessera ricaricabile SUBE, che consente di utilizzare i mezzi pubblici (autobus e metro) di Buenos Aires. Come ho fatto dunque a pagare il passaggio? Ho chiesto ad una ragazza che stava attendendo lo stesso autobus, se potevo usare la sua tessera, restituendole la somma che le sarebbe stata scalata. In alternativa potete muovervi in taxi, ma il tragitto non vi costerà meno di una trentina di euro; a questo proposito il mio suggerimento è quello di prenotare in anticipo il trasferimento o di affidarvi, una volta giunti a destinazione, solo ai taxi ufficiali ovvero quelli che potete prenotare negli stand dedicati.

> L’aeroporto Jorge Newbery…

Successivamente, in occasione del mio secondo viaggio in Sud America, ho dovuto raggiungere da Buenos Aires l’aeroporto Jorge Newbery. Poiché il mio volo per Ushuaia partiva praticamente all’alba, ho chiesto in ostello se potessero aiutarmi a prenotare un taxi per raggiungerlo. La ragazza alla reception è stata gentilissima e si è occupata personalmente del trasferimento, ma in realtà ha usato uber, facendomi risparmiare qualche peso. Ricordate però che in Argentina tra tassisti e uber c’è stato (e c’è) qualche problema e quindi, nel caso scegliate questa opzione, vi verrà chiesto di sedervi davanti e di scendere prima dell’area partenze. Se il vostro volo non parte o arriva ad un orario assurdo, potete anche fare affidamento sugli economicissimi autobus: dovete solo informarvi  riguardo alla linea che serve la zona in cui alloggerete, magari chiedendo direttamente alla struttura.

Muoversi a Buenos Aires

Una volta in città vi suggerisco di acquistare una tessera SUBE, in modo da poter usare i mezzi del trasporto pubblico (metro e autobus), anche perché la capitale – come già sapete – è estesa e le vostre gambe non vi potranno portare ovunque. Per alcuni spostamenti, in ogni caso, potreste però anche valutare taxi / uber.

Lasciare Buenos Aires in autobus

Personalmente mi è capitato di lasciare Buenos Aires anche in autobus, oltre che in aereo. In quel caso ero diretta alle Cascate di Iguazù ed ho fatto riferimento alla stazione di Retiro, dalla quale ci sono corse verso le più disparate mete del Paese. Aggiungo che mi sono recata alla stazione solo il giorno della partenza, perché il biglietto l’ho acquistato on-line su www.plataforma10.com.ar.

Lasciare Buenos Aires in nave

Nel caso, oltre all’Argentina, voleste visitare anche il vicino Uruguay, vi segnalo che tutti i giorni ci sono imbarcazioni che fanno la spola tra i due Paesi. Io ho avuto modo di spostarmi sulla tratta Buenos Aires – Colonia del Sacramento (1h15min), ma è anche possibile raggiungere direttamente Montevideo (2h15min). La compagnia di riferimento è Buquebus: qui il link dove potete vedere gli orari ed eventualmente prenotare, senza andare al porto.

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2 thoughts on “Cosa fare a Buenos Aires: la mia guida

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