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Nel post Okinawa e quel tifone imprevisto… vi ho raccontato del fatto che non mi è stato possibile raggiungere Okinawa e Zamami-jima a causa di un tifone e che ho dovuto rivedere i miei programmi. Quello che ancora non sapete è come alla fine io e mia mamma – che viaggiava con me – ci siamo riorganizzate. Ecco, mettetevi comodi, che ve lo dico subito!

Ecco, una volta appreso cosa stava succedendo, non ci è rimasto che prendere atto della situazione ovvero che quelle isole sarebbero rimaste un sogno. Valeva la pena disperarsi? Sarebbe cambiato qualcosa? No, vi starete dicendo. Ebbene, ve lo confesso, mia mamma non l’ha presa poi così male, io invece sì, l’ho presa malissimo, almeno in un primo momento.

Giunta l’ora di vagliare possibili alternative a quelle isole paradisiache, siamo arrivate alla conclusione che era il caso di riavvicinarsi a Tokyo: il nostro Japan Rail Pass stava infatti per scadere e quello scherzetto che il destino ha voluto giocarci poteva costarci una fortuna.

Alla fine abbiamo quindi deciso di trascorrere gli ultimi cinque giorni ad Atami, una cittadina orribile, a metà tra la Penisola di Izu ed il Monte Fuji. Avete presente quelle località di mare con tutti gli hotel sulla spiaggia? Ecco Atami è proprio questo. Non so, forse non è poi così brutta – vanta persino un castello, un santuario e una quercia gigante, oltre a delle scogliere dalle quali si posso scorgere delle isole al largo – ma io mi sento proprio male se guardo l’orizzonte,  mi giro e vedo solo cemento. Chiedete a mia mamma se non ci credete!  

atami giappone

Ad Atami però ne abbiamo approfittato per rilassarci negli onsen, le terme giapponesi! In città ce ne sono a decine e noi siamo riuscite a provarne diversi! Il più bello secondo me è anche il più antico, che sembra si trovi lì da più di mille anni! Ah… Sapete che negli onsen si entra completamente nudi?!

Sempre in città, abbiamo potuto assistere allo spettacolo delle geishe o meglio alle prove dello spettacolo! Sembra che a Kyoto costi almeno qualche decina di euro: noi invece ad Atami non solo non abbiamo pagato nulla, ma abbiamo conosciuto le protagoniste di quei balletti che ci hanno persino offerto il te!

Un pomeriggio poi siamo andate in spiaggia. No, non sulla spiaggia di Atami, ma su una di quelle spiagge fuori città, dalla quale le colline circostanti sono ancora visibili e non completamente costellate di edifici.

Ad Atami, non avendo alcuna fretta, abbiamo quindi trovato il tempo di fermarci a gustare qualche specialità giapponese e in alcuni ristoranti abbiamo conosciuto i cuochi!

Dove poteva capitarci poi di fare le comparse in un breve documentario girato da una televisione locale se non ad Atami? Lo scopo del video era quello di fare pubblicità a varie strutture ricettive che si affacciano sulla via principale. Agli operatori non pareva vero di aver incontrato due turiste occidentali, tra l’altro fuori stagione!

L’ultimo giorno abbiamo fatto una gita ad Hakone. Mi aspettavo tantissimo, mi aspettavo di vedere il Monte Fuji specchiarsi nel lago e invece era nuvoloso e non ho visto proprio nulla…

Tutto qui… Posso dire che le cose sono andate di male in peggio? Forse potevamo fare di più, forse potevamo fare altro, ma sono convinta che nessuna alternativa ci avrebbe soddisfatte appieno, perché in mente noi avevamo Okinawa e Zamami-jima!  

Senz’altro possiamo dire di aver sperimentato la realtà di una cittadina giapponese, una di quelle che non rientrano nei soliti circuiti turistici, frequentate fondamentalmente dai locali. Alcuni suoi aspetti li abbiamo apprezzati, altri meno. Sta di fatto che adesso – purtroppo o per fortuna – sappiamo che il Giappone non è solamente l’idillio che tutti abbiamo in mente!

E a voi e mai capitato di dover ripensare il vostro itinerario mentre eravate in viaggio e di sbagliare destinazione? Ditemelo nei commenti!

ristorante atami giappone

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”In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo che sia ancora possibile percorrere vie sconosciute, rendendole solo nostre: sono convinta infatti che oggi le grandi esplorazioni debbano essere anche e soprattutto interiori.”