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Sapevate che Tokyo non è sempre stata capitale del Giappone? E che del titolo di capitale, oltre a Kyoto, si è potuta vantare – tra il 1185 e il 1333 – anche la cittadina di Kamakura?

Se volete sapere come è andata, vi devo raccontare della faida che in epoca feudale ha visto contrapposti i Taira e i Minamoto. Quando i primi ebbero la meglio sui secondi, un certo Yorimoto, giovane discendente della famiglia che uscì sconfitta, fu mandato in esilio e vi rimase fino a che non divenne adulto. A quel punto, radunati i clan da sempre fedeli ai suoi, si trasferì a Kamakura, per intraprendere una serie di battaglie contro i vecchi nemici. E’ così che ha assunto il titolo di shogun ed ha iniziato a governare il Giappone proprio da Kamakura, che – protetta com’è dal mare da un lato e dalle montagne dall’altro – gli è valsa la vittoria.  

Anche voi siete affascinati da queste storie che un po’ vanno a perdersi nella leggenda? Viaggiando in Giappone ne sentirete molte, ma credo che difficilmente troverete ancora traccia dei guerrieri che ne sono protagonisti, nemmeno a Kamakura, dove però vale senz’altro la pena andare, non fosse che per i suoi templi, numerosi, bellissimi e per lo più risalenti al epoca in cui la cittadina è stata capitale dell’arcipelago!

Cosa non dovete assolutamente perdervi durante la vostra visita?

Come ho già scritto, i templi sono davvero tanti e poi spesso rappresentano dei veri e propri complessi ovvero un insieme di edifici sparsi su aree piuttosto estese, tant’è che in molti casi, quando si paga il biglietto d’ingresso, viene consegnata una bella mappa che non è utile solo per individuare le diverse strutture ma anche e soprattutto per orientarsi.  

Una cosa però mi sento di dirvela. Come sempre, ma a Kamakura ancora di più, ritengo che non sia il caso di correre da un tempio all’altro per vedere tutto e alla fine non ricordare nulla. Ecco, forse è meglio fare una scelta ovvero decidere prima quali templi visitare e quali no. Poi, una volta lì, se avanza tempo potete sempre decidere di aggiungere qualcosa al vostro itinerario, no? Sottolineo che questo vale soprattutto se si visita Kamakura facendo una breve escursione da Tokyo, dalla quale – in treno – dista appena un’ora.

kamakura

Di seguito vi indico le attrazioni che personalmente ho visitato:

⇒ Tsurugaoka Hachiman-gu. Fatto costruire da Yorimoto nel 1191, è dedicato a Hachiman ovvero il dio della guerra, e rappresenta il santuario più importante della città.

⇒ Engaku-ji. Il tempio risale al 1282 ed è sorto principalmente per onorare i guerrieri morti in battaglia, nel periodo in cui lo shogunato si è trovato a respingere l’avanzata dei mongoli.

⇒ Kencho-ji. Fondato nel 1253, è il monastero zen più antico del Paese. In origine era costituito da sette edifici principali e da una cinquantina di templi minori, molti dei quali andati distrutti a causa degli incendi verificatisi tra il XIV ed il XV secolo. In seguito ad interventi di restauro risalenti al XVI secolo, il complesso ha riassunto l’antico splendore ed oggi conta una ventina di edifici.  

Il Daibutsu ovvero il grande Buddha l’ho escluso fin dal principio, poiché avevo in programma di andare a Nara e lì avrei visto il Budda più alto dell’intero Giappone. Ad ogni modo, non mi sarebbe mancato il tempo per spingermi fino ai suoi piedi e avrei tranquillamente potuto aggiungerlo ai luoghi da visitare durante la giornata che ho trascorso in città.

Aggiungo però che se buona parte dei luoghi di interesse di Kamakura sono raggiungibili a piedi, per raggiungere quest’ultimo bisogna muoversi in bus o percorrere un vero e proprio sentiero.  

Concludo con una curiosità! Sapevate che in alcuni dei templi della cittadina è possibile prendere parte a sessioni di meditazione zen? Io, purtroppo, non ho
avuto modo di partecipare, ma la prossima volta che mi si presenterà l’occasione non me la farò scappare! Chissà, magari già durante il prossimo viaggio!  

kamakura giappone

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”In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo che sia ancora possibile percorrere vie sconosciute, rendendole solo nostre: sono convinta infatti che oggi le grandi esplorazioni debbano essere anche e soprattutto interiori.”