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Era una sera di febbraio, più precisamente la sera che precedeva il capodanno cinese, festività sentita e celebrata in numerosi Paesi asiatici, durante la quale in Vietnam la gente festeggia per un’intera settimana e qualsiasi attività sembra fermarsi.

Proprio quella sera sono arrivata ad Hanoi, a bordo di un piccolo aereo della compagnia di bandiera laotiana. Appena atterrata ero completamente ignara di ciò che mi aspettava, ovvero una sfilza di disavventure che mi hanno spinta a lasciare il Paese ben dieci giorni prima del previsto, per muovermi verso la vicina Cambogia.

Oggi, a distanza di qualche mese, ripenso a certe situazioni con il sorriso, perché ormai l’amaro che sentivo in bocca, ogni giorno più intenso, è svanito. Oggi quasi mi diverto a raccontare certi episodi, che ormai rientrano nella lunga lista dei miei aneddoti di viaggio. Quelli stessi episodi tuttavia, come è facile immaginare, nel momento in cui li ho vissuti, sono stati tutt’altro che divertenti.

L’autista mandato dall’ostello mi aspettava in aeroporto con un cartello tra le mani: <<MARIA GRAZIA VINCI>>, c’era scritto. Mi sono avvicinata e lui ha immediatamente compreso che ero io la persona per cui si trovava lì. Mi ha porto la mano ed io ho fatto lo stesso, senza pensare che in Asia raramente qualcuno ti saluta in quel modo.

E così che nel arco di due secondi mi sono ritrovata nell’area di sosta dei taxi, letteralmente strattonata dall’autista, che a quel punto mi faceva segno di aspettare, indicando contemporaneamente quella che doveva essere la sua vettura.

Una volta in macchina, quando ho osato chiedergli quanto tempo ci avremmo impiegato per arrivare a destinazione, ha immediatamente alzato la musica a tutto volume, per poi ignorarmi!

In ostello ho conosciuto Mr. Bong, che avevo già sentito via e-mail qualche settimana prima, giusto per chiedergli se potesse procurarmi un pass che consente di viaggiare in autobus all’interno del Paese, nonché per avere conferma del prezzo dello stesso.

Una volta lì, gli ho comunicato la mia intenzione di acquistarlo e lui mi ha risposto che non c’era alcun problema, ma che non poteva farmi il prezzo pattuito in precedenza – ovvero 50$ – poiché proprio quella sera stavamo entrando in un periodo di altissima stagione.

Quando ho sentito la sua offerta, non ho saputo trattenermi e gli ho detto: <<Non sapevo che il prezzo dei biglietti dei bus variasse come quello degli aerei! Va beh, deciderò nei prossimi giorni cosa fare!>>, anche perché mi aveva chiesto ben 95$.

Il giorno seguente mi sono rivolta ad altre agenzie e, poiché nessuna mi ha proposto un prezzo più basso rispetto a quello di Mr. Bong, ho deciso di affidarmi a lui, che si è impegnato a consegnarmelo la sera prima della mia partenza.

Un giorno, mentre ero ad Hanoi, con delle ragazze uruguayane conosciute in ostello, ho deciso di raggiungere con i mezzi pubblici il villaggio di Duong Lam.

Ci siamo incamminate in modo da raggiungere una delle stazioni dalle quali partono i bus. Una volta giunte a destinazione, abbiamo chiesto informazioni a due signori che dovevano lavorare lì. Mentre uno dei due ha subito cercato di aiutarci, l’altro lo ha letteralmente zittito, poiché non voleva che ci aiutasse e ce lo ha detto chiaramente.

Alla fine siamo riuscite a prendere l’autobus, ad arrivare a destinazione e pure a tornare indietro, ma nessuna di noi riusciva a spiegarsi un tale comportamento.

Poi, la sera prima della mia partenza è arrivata. Nel frattempo però Mr. Bong era scomparso. Alla reception, al suo posto, c’erano due ragazzini che del mio pass non sapevano assolutamente nulla ma che fortunatamente dopo un paio di telefonate mi hanno rassicurata, dicendomi che me lo avrebbero consegnato entro le dieci.

Sono quindi andata in camera ed ho atteso fino alle dieci e trenta prima di chiedere ancora del pass, che in realtà dovevano portarmi loro. Ebbene, dopo un’altra telefonata, mi è stato comunicato che mi sarebbe stato consegnato alle sei del mattino, ovvero solo due ore prima della mia partenza.

Dopo aver trascorso una notte un po’ agitata, puntualissima, sono tornata dai due ragazzi, sperando di avere finalmente ciò che mi spettava. Ecco, è andata a finire che sono partita per la Baia di Halong con più di tre ore di ritardo!

Mr. Bong si è poi anche premurato di lasciarmi un altro incomodo…

Avevo acquistato da lui pure un biglietto singolo, che avrebbe dovuto consegnarmi insieme al pass. Naturalmente per quel biglietto ho dovuto brigare parecchio: lui si è infatti limitato a lasciarmi l’indirizzo di un hotel sull’isola di Cat Ba, dove sono dovuta tornare minimo una decina di volte prima di avere la certezza di partire il giorno stabilito!

C’è quindi stato il viaggio per Ninh Binh a bordo di un minivan che definire sudicio è un eufemismo e vi assicuro che non sono una persona con la puzza sotto il naso. Per non parlare della tappa pipì: nei bagni non c’erano wc, turche o quant’altro, ma dei semplici buchi nel pavimento!

Quando ho aperto la porta non so se stavo per svenire per l’odore o per ciò che vedevo, vale a dire quattro donne piegate proprio su quei buchi, che chiaramente non erano neanche separati l’uno dall’altro o nascosti alla vista di chi entrava!

Una volta a destinazione, mi sono sentita piuttosto tranquilla: la famiglia che doveva ospitarmi, sarebbe infatti venuta a prendermi e avrei trascorso tre giorni in un contesto idilliaco, sul fiume, tra i picchi carsici nei pressi di Tam Coc.

Tutto questo, ovviamente, non è mai avvenuto. Nonostante la mail di conferma che mi era stata inviata la sera precedente, al mio arrivo non si è presentato nessuno. Ho anche tentato di telefonare, ma non è valso a nulla: chi rispondeva al telefono evidentemente non mi capiva e sapeva solo ripetere la parola taxi!

Stava diventando buio, non sapevo dove andare a dormire e ormai ero in preda allo sconforto. Fortunatamente quella di piangermi addosso non rientra tra le mie caratteristiche, quindi ho fermato un taxi e mi sono fatta portare al vicino villaggio, dove ho trovato un’altra sistemazione per la notte e per i giorni a venire!

A Tam Coc è andato tutto più o meno per il verso giusto, se non durante il giro in barca, quando la signora che remava ha iniziato a chiedermi con tono molto assertivo una mancia, al di là del prezzo che avevo già pagato, tra l’altro nemmeno tanto basso.

Potevo anche pensare di darle una mancia, ma poi è accaduto ben altro. Si è infatti fermata vicino ad altre barche, quelle delle signore che vendono bevande e snack, e tutte  insieme hanno iniziato ad insistere perché io comprassi da mangiare, non per me, ma per la signora che remava.

Avevo già sentito parlare di tutto questo e sapevo anche che nessuno avrebbe mangiato ciò che mi veniva chiesto di comprare: al giro successivo la signora, con i remi, avrebbe portato indietro il tutto e si sarebbe fatta dare metà dei soldi da me spesi!

Come sono uscita da quella situazione? <<Io ho tempo da perdere, sto qui tre giorni, vorrà dire che mi godrò questo bel paesaggio più a lungo!>>. O mi buttava in acqua o mi portava indietro, perché sì, non voleva neanche portarmi indietro!

Una volta recuperato il pass ed il biglietto, pensavo di essermi liberata di Mr. Bong, invece… Prima di capire da dove sarebbe partito il bus notturno per Hue, c’è stato un carteggio di quelli secolari!

In particolare lui continuava a sostenere che dovessi recarmi a Ninh Binh in un certo hotel, nonostante sul biglietto ci fosse scritto che la località di partenza fosse Tam Coc. Alla fine ho scoperto che l’hotel dal quale dovevo partire era proprio di fianco a quello in cui alloggiavo, a Tam Coc naturalmente. Ed il caro Mr. Bong ha avuto pure il coraggio di scrivermi di fidarmi delle sue parole, perché per lui ero come una di famiglia!

Poi ho scoperto che le due località di mare dove volevo fare tappa, tra l’altro anche per parecchi giorni, non erano proprio ciò che cercavo: la prima ovvero Nha Trang sarebbe una sorta di colonia russa, mentre la seconda, vale a dire Muine, sarebbe assolutamente inadatta alla balneazione, a causa dell’immondizia sulle spiagge.

Ero davvero stanca e avevo bisogno di fermarmi, ma l’unica alternativa era quella di affrontare un viaggio di 24h per andare direttamente a Saigon e da lì, dopo qualche giorno, in Cambogia, chiaramente in bus! 

Quel lungo viaggio, ovviamente, non è iniziato con le migliori premesse: appena mi sono accomodata su uno di quei sedili-letto, tipici dei mezzi che viaggiano di notte, è arrivato un ragazzo, una sorta di assistente dell’autista, che continuava a dirmi che dovevo assolutamente mettermi in fondo, dove c’erano cinque sedili-letto attaccati l’uno all’altro e ovviamente più scomodi degli altri.

Ha persino alzato la voce nel tentativo di farmi spostare. <<Ho pagato il biglietto come gli altri e oltretutto ci sono tanti posti liberi ancora. Di qui non mi muovo!>>, gli ho risposto, cercando di mantenere la calma. Sono quindi rimasta lì, lui se n’è andato ed ha cercato di far spostare qualcun’altro, tutto perché uno di quei posti in fondo spettava proprio a lui.

E poi, ogni volta che il bus si fermava ed era necessario scendere, lo stesso ragazzo dava il meglio di sé: incitava i pochi (tra i quali io) che viaggiavano con le scarpe da ginnastica a darsi una mossa nell’indossarle, perché lui doveva chiudere l’autobus e non aveva tempo da perdere.

Alla quarta ed ultima volta ho alzato la voce anche io, stufa di quella situazione e di tutte quelle vissute nei giorni precedenti. Non so cosa abbia capito il poveretto, perché ad un certo punto ero talmente nervosa che mi sono messa a parlare in italiano, ma credo che il mio tono fosse più che eloquente.

Sono una persona tranquilla e sono solita mantenere la calma anche quando non tutto fila liscio. Queste situazioni nel loro complesso mi hanno però messa a dura prova, esasperandomi fino al limite.

Sono convinta che la scelta di raggiungere immediatamente Saigon e da lì la Cambogia sia la migliore che io potessi fare in quel frangente. Rischiavo infatti di prendere nel modo sbagliato tutto ciò che ancora sarebbe potuto accadere o, volendo vedere tutto da un’altra prospettiva, semplicemente di non apprezzare fino in fondo le esperienze che il Vietnam ancora poteva riservarmi.

Darò mai un’altra chance al Vietnam? Spesso mi viene chiesto proprio questo…

Sì, io potrei decidere di partire ancora per il Vietnam e portarmi in altri mille luoghi meritevoli di interesse. Credo tuttavia che la questione non si riduca a questo. Mi è infatti piaciuta la Baia di Halong, mi è piaciuta Hoian, un po’ meno Hue, tanto per fare qualche esempio, ma queste sono impressioni del tutto personali.

La domanda da pormi è un’altra: il Vietnam mi darebbe una chance? Al di là dei problemi avuti a causa di Mr. Bong, è con la gente che non ho trovato un’intesa, con la gente che ho incontrato sulla mia strada.

Io voglio pensare che per me poteva esserci (e magari in futuro potrà esserci!) un altro Vietnam, fatto di persone diverse, che mi avrebbero dato la possibilità di vivere al meglio il loro Paese.

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2 Replies to “Disavventure vietnamite…”

  1. Anche io ho avuto brutte esperienze in Vietnam. I tentativi di barare sui costi o cercare di spillarti soldi in più è abbastanza comune. Ci sono stata per la prima volta nel 1996 e ho ancora i brividi per alcuni episodi tra i quali il pernottamento in una pensione sul delta del Mekong: dopo un grande temporale, il pavimento si è trasformato in una moquette di scarafaggi. Dopo dieci anni però sono tornata, constatando che i meccanismi turistici sono leggermente migliorati. Devo dire però che le meraviglie naturali del Vietnam ripagano di tante arrabbiature. Tornaci: si farà perdonare!

    1. O mamma! Una moquette di scarafaggi?! Si, penso che prima o poi tornerò in Vietnam e spero di poterlo apprezzare sotto tutti i punti di vista!

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”In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo che sia ancora possibile percorrere vie sconosciute, rendendole solo nostre: sono convinta infatti che oggi le grandi esplorazioni debbano essere anche e soprattutto interiori.”