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La Lonely Planet definisce il trekking nella Gola del salto della tigre come ‘‘il più appagante che si possa fare nella Cina sud-occidentale”, ma anche come un’esperienza ”da non prendere alla leggera”. Viaggiando da sola, dunque, sono stata indecisa fino alla fine sul da farsi: affrontare il percorso oppure no?

La Gola del salto della tigre si estende per 16km, scavata dal fiume Jinsha, che scorre tra due pareti a strapiombo, le quali in alcuni punti raggiungono i 3900m. Numeri da far paura? Una cosa è certa, questa gola si pone tra le più profonde al mondo!  

In genere non rinuncio a mete che mi interessano, anche quando non viaggio in compagnia. Informandomi riguardo alla Gola del salto della tigre però sono emerse alcune questioni: il percorso, che va affrontato in due giorni, pernottando in una delle diverse guest house lungo il sentiero, sarebbe molto faticoso, il terreno può presentarsi piuttosto cedevole soprattutto in caso di pioggia (che a quanto pare ha spesso provocato frane), per non parlare del fatto che si sarebbero verificate anche delle aggressioni a danno di escursionisti di passaggio.  

Non riuscendo davvero a farmi un’idea su quale fosse la situazione reale, ho capito che avrei dovuto decidere solo una volta arrivata a Lijiang, di cui ho scritto qui. Pensavo infatti di confrontarmi con chi ci era appena stato e con i gestori dell’ostello nel quale avrei alloggiato. Ebbene, col senno di poi posso dire di aver fatto la scelta giusta: una volta arrivata in città mi è infatti stata presentata un’alternativa al trekking a cui avevo pensato, un’alternativa senz’altro meno impegnativa.

La soluzione che mi era stata prospettata era certamente anche più adatta alle mie esigenze e dunque, una volta comprese le tempistiche, ho deciso di muovermi proprio così: in sintesi, nell’andare a Shangri-là avrei potuto fermarmi presso la Tina’s Guest House, scendere nella parte centrale della gola, risalire e poi proseguire. 

La partenza in autobus da Lijiang è avvenuta intorno alle sette. In due ore ho raggiunto la Tina’s Guest House e in circa quattro/cinque ore ho fatto tutto il percorso. Tempo di pranzare e sono ripartita per Shangrilà, dove sono arrivata in tre ore di viaggio.  

Il percorso? Il primo pezzo è in discesa e non presenta grosse difficoltà; lo definirei dunque piuttosto facile. Qualche problemino può crearlo invece la seconda parte, tutta in salita. Aggiungo riguardo alla seconda parte che è possibile accorciare le distanze scegliendo di arrampicarsi su pareti praticamente verticali attraverso delle scale, senza alcuna imbragatura. Personalmente pensavo di non avere alternative, quindi sono risalita in questo modo. In ogni caso, è importante sapere che c’è un’altra via, meno vertiginosa.  

Concludo dicendovi che è un’esperienza che merita davvero e che non posso fare altro che consigliare a chi va in Cina ed in particolare nello Yunnan! Adesso faccio parlare le foto, tutte scattate con il cellulare, perché la mia macchina fotografica in quel momento ha deciso che doveva iniziare a fare i capricci, per poi morire gli ultimi giorni di viaggio…                        

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”In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo che sia ancora possibile percorrere vie sconosciute, rendendole solo nostre: sono convinta infatti che oggi le grandi esplorazioni debbano essere anche e soprattutto interiori.”