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”Buongiorno! Vorrei prenotare due posti sul traghetto in partenza il 27 settembre alle ore 15 da Okinawa, diretto a Zamami-jima. Può aiutarmi in questo senso?”

”Certo, chiamo subito la compagnia competente per questa tratta. Intanto lei prepari i passaporti. A noi deve solo una commissione. Il prezzo dei biglietti lo pagherà una volta lì.”

L’addetta dell’ufficio informazioni di Kyoto (di cui ho scritto qui e qui), sollevata la cornetta, ha ricevuto risposta immediatamente. Non capivo quello che diceva, ma ero tranquilla. Quella prenotazione era l’ultimo step per raggiungere le mete finali del mio viaggio in Giappone e in fondo sembrava una semplice formalità.

Aspettavo, aspettavo, ma quella telefonata sembrava non finire mai. Guardavo la ragazza che nel frattempo aveva smesso di parlare e più ascoltava, più il suo volto diventava eloquente. Ad un certo punto ho capito: doveva esserci qualche problema. Ho pensato che non ci fosse posto quel giorno a quell’ora, ma col senno di poi mi rendo conto che era al quanto improbabile che le cose stessero così: non era alta stagione e di traghetti che facevano la spola tra le due isole ce ne dovevano essere parecchi.

Ad un certo punto la ragazza ha riposto la cornetta. Per un attimo è rimasta in silenzio, probabilmente perché non sapeva come mettermi di fronte al problema, perché effettivamente un problema c’era. Poi, finalmente, ha trovato le parole:

”Un tifone. E’ previsto un tifone. Non si sa ancora quando passerà esattamente e in che direzione andrà. Una cosa è certa però: Okinawa è nel suo tragitto. Poi bisognerà capire se andrà verso Taiwan e la Cina o se si muoverà verso nord, investendo il resto del Giappone. La compagnia dei traghetti al momento non accetta prenotazioni. Vi consiglio quindi di cambiare i vostri programmi.”

Non avevo messo in preventivo una situazione del genere, anche se sapevo che in quel periodo c’era una certa probabilità di incrociare un tifone. E non credevo che un tifone si sarebbe messo sulla mia strada, soprattutto considerando che poco prima che io partissi ne era già passato un altro. In quel momento però nulla di tutto questo aveva importanza. Di fatto avevamo cinque giorni di fronte a noi e l’unica cosa a cui pensare era un piano B e soprattutto un piano B che fosse all’altezza!

Riflettevo e riflettevo soprattutto su due aspetti: innanzitutto di lì a pochi giorni il mio Japan Rail Pass sarebbe scaduto e di conseguenza spostarsi poteva diventare molto oneroso; e poi nei dintorni, ad ogni modo, non avrei trovato spiagge bianche ed acque cristalline. Tra un’idea e l’altra, mi è persino passato per la testa di andare comunque ad Okinawa e di restare lì, senza spingermi fino a Zamami-jima. Un signore infatti ad un certo punto mi ha spiegato che i tifoni, quando passano, portano via le nuvole, lasciando il cielo sereno.

Da quando ho appreso del tifone a quando, insieme a mia mamma, avrei dovuto lasciare Kyoto per raggiungere le isole sono trascorsi tre giorni. Inutile dirvi quanti dubbi io abbia avuto sul da farsi. Non volevo infatti proprio rinunciare a quanto avevo in programma. Controllavo e ricontrollavo in continuazione le previsioni metereologiche nella speranza di trovare tanti bei pallini gialli anziché le nuvolette grige con il fulmine rosso, ma nulla sembrava mutare.

Su quelle isole, alla fine, non ho mai messo piede. Non me la sono sentita di rischiare anche solo di trascorrere intere giornate affacciata alla finestra di un ostello, a guardare le palme percosse dall’acqua e dal vento. E voi cosa avreste fatto? Vi sono mai capitate situazioni del genere? Raccontatemele lasciando un commento!

Volete sapere qual è stato alla fine il mio piano B? Leggete Di male in peggio? Cinque giorni nell’orribile Atami…!

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4 Replies to “Okinawa e quel tifone imprevisto…”

  1. Non hai più messo piede in quelle isole ma hai vissuto una bella avventura….. Bello seguirti nei viaggi ….racconti tutto con vivacità e tanto entusiasmo….. Grazie ….continua a trasmettere i tuoi pensieri

  2. Diciamo che è stata un'esperienza… Senz'altro da quel momento non sottovaluto più le questioni metereologiche! Grazie a te che mi leggi Teresa… Sperò passerai ancora di qui… A presto… 🙂

  3. Ciao! Con un mostruoso ritardo ho letto il tuo commento al mio blog (me l'ero proprio perso!). E' capitato anche a me di incappare in imprevisti del genere, per colpa dei tifoni. Purtroppo ho dovuto rinunciare ad alcuni posti e trovare in fretta una soluzione per modificare l'itinerario senza stravolgerlo.
    Ho dato un'occhiata al tuo viaggio e ho visto che sei stata a Gyeongju al Homo Nomad! Che ricordi, che nostalgia! Mi ero trovata benissimo ^_^ Ora se lo trovo vado a leggermi il post.

  4. Ciao… e scusa anche tu se rispondo solo ora! Ero in viaggio e avevo qualche difficoltà nell'accedere al blog! Si, sono stata a Gyeongju e proprio al Homo Nomad. Sai una cosa? Ho scelto quella struttura proprio perché tu ne hai parlato nel tuo blog! E, se vogliamo dirla tutta, anche la scelta di andare in Corea del Sud la devo un po' al tuo Gatto Sandro Viaggiatore! Ero indecisa sul fatto di abbinare il Giappone alla Corea del Sud piuttosto che a Taiwan e poi… Mi sono persa tra i tuoi post! 😉

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”In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo che sia ancora possibile percorrere vie sconosciute, rendendole solo nostre: sono convinta infatti che oggi le grandi esplorazioni debbano essere anche e soprattutto interiori.”