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Il mio viaggio in Centro America stava volgendo al termine. Ancora qualche giorno e sarei tornata a Cancun, dove tutto aveva avuto inizio e dove tutto si sarebbe concluso, con un volo per Milano, dopo un viaggio di due mesi tra Messico, Guatemala e Belize.

Intano però ero lì, a Caye Caulker, su quella barca a vela, per una strepitosa giornata di snorkeling, durante la quale i miei occhi avrebbero visto una delle più belle barriere coralline dell’intero pianeta…  

Seduta sulla prua, vedevo l’isola sempre più piccola, come una striscia di sabbia in mezzo al mare, e riflettevo su cosa mi avessero dato quei giorni lontano da casa.

Colori, cupi e fluorescenti. Suoni e rumori. Profumi e odori. Sapori di tutti i tipi. Avevo visto, sentito, sentito ancora ed assaporato. Eppure, arrivata a quel punto, sapevo che al di là di tutto ciò che avevo avuto la fortuna di vivere, era l’esperienza del viaggio in sé e per sé ad avermi donato qualcosa. 

All’improvviso negli aironi e nei gabbiani che volavano sopra di me ho visto materializzarsi i pensieri che mi passavano per la testa: era come se il senso di libertà provato fin lì avesse preso forma nei movimenti leggiadri di quegli animali che volteggiavano nel cielo azzurrissimo di quel momento.

cormorani belize

La libertà che vedevo era quella – indescrivibile a parole – che si prova quando si scopre che il mondo è qualcosa di immenso, qualcosa di potenzialmente infinito, che vale la pena conoscere il più possibile, fosse anche solo per le emozioni che regala…

In quegli istanti ho finalmente capito in che senso ogni passo avanti con il mio zaino sulle spalle mi avesse cambiata: giorno dopo giorno mi ero appropriata di ciò in cui mi sono imbattuta, o meglio, ciò in cui mi sono imbattuta mi aveva arricchita profondamente.

E’ così che ho realizzato che sarei tornata a casa con occhi altri, con una visione del mondo altra rispetto a quella con cui ero partita. Con me avrei infatti portato in Italia, oltre a souvenir di vario genere, qualcosa di immateriale che avrebbe inciso profondamente, ma sopratutto molto concretamente, sulla mia quotidianità ovvero sul mio approccio alla vita.

Proprio mentre riflettevo riguardo a tutto questo ho notato che due delfini stavano nuotando al seguito della barca. Li ho osservati nell’acqua, in tutta la loro leggiadria. Li ho osservati quando hanno iniziato a saltare, ad inseguirsi, a giocare tra di loro.

Ed ho compreso che quelle creature, che da sempre mi affascinano,  si muovono come solo certi viaggiatori: vivono in mare, laddove il mare è blu, conoscono le terre sommerse, ma non si accontentano, vogliono vedere cosa c’è oltre.  

L’esperienza in Centro America, oltre ad aver cambiato la prospettiva dalla quale guardo ciò che mi accade, mi ha permesso di prendere le distanze da me stessa e di vedermi per quello che sono e che posso essere anche quando tornerò ad una vita più sedentaria, nella quale – inutile a dirsi – continueranno ad esserci tanti viaggi, brevi o lunghi che siano.  

Credo che tre cose in assoluto non mi manchino, come probabilmente non mancano a chiunque decida di mettersi in viaggio per lunghi periodi e percorrere migliaia di chilometri da solo: l’intraprendenza, la determinazione e un certo spirito d’adattamento. Ecco, oggi più che mai so che posso pormi degli obbiettivi con una certa ambizione e che, se voglio, posso raggiungerli!

Così, pensando tra me e me, con la maschera e il boccaglio, mi sono tuffata tra squali, mante, pesci e coralli, felice che di lì a breve sarei tornata nel mio Paese, molto diversa, pronta a pormi tante nuove sfide, solo mie o da condividere con Gianluca, in attesa di una nuova partenza…  

Vi lascio questo link, nel caso voleste farvi un’idea sull’isola:

Caye Caulker, si o no? Qualche informazione per decidere…

delfini caye caulker belize

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”In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo che sia ancora possibile percorrere vie sconosciute, rendendole solo nostre: sono convinta infatti che oggi le grandi esplorazioni debbano essere anche e soprattutto interiori.”