Tre giorni sulla Collina di Primavera ovvero a Tel Aviv…

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Tel Aviv è Tel Aviv. E’ una città giovane, in tutti i sensi, ma che ha un suo carattere. E’ una città che secondo me permette di comprendere Israele più di quanto si possa pensare e che dunque sono felice di non aver trascurato durante il mio viaggio (qui trovate l’itinerario), nonostante si dica che sia pressoché priva di luoghi di interesse e più adatta a chi ama alternare spiaggia e surf alla vita notturna.

E’ vero che Tel Aviv non offre monumenti indimenticabili e che si presta alle esigenze di chi ama il sole, gli sport acquatici oltre che il divertimento. Ed è altrettanto vero tuttavia che ha avuto un ruolo fondamentale in quella che è la storia dello Stato ebraico, storia che non può sfuggire ad uno sguardo attento ed interessato a cogliere ciò che è accaduto ieri ma anche e soprattutto ciò che accade oggi.

Sono convinta che Tel Aviv vada osservata a 360°, per ciò che è stata e ciò che è, altrimenti non potrà che apparire piena di contraddizioni e fuori contesto. In effetti viene quasi spontaneo chiedersi che senso abbia Tel Aviv – che si configura veramente vivace e dinamica – nella tesa realtà mediorientale.

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Cenni alla storia di Tel Aviv

Sapete come è nata Tel Aviv? Nel 1906 il sionista Meir Dizehgoff si è posto alla guida di sessanta famiglie ebree provenienti dall’Europa Orientale per condurle in Terra Santa e fondare una città in tutto e per tutto ebraica. Quest’ultimo è riuscito nel suo intento acquistando tredici ettari di deserto che tre anni più tardi, attraverso una lotteria,  sono stati assegnati e successivamente edificati.  

Quell’area, che oggi corrisponde all’incrocio tra Herztl Street e Rothschild Boulevard,  è stata appunto chiamata Tel Aviv, che non significa altro che Collina di Primavera. Un nome pregno di significato a voler ben vedere e che di per sé già può far riflettere su come approcciare la città: il termine Tel ovvero Collina rimanda infatti al susseguirsi di varie epoche geologiche e storiche e Aviv ovvero Primavera ad uno continuo rinnovamento.  

Tel Aviv però oggi – ed in realtà dal 1949 – comprende anche Giaffa, importante porto commerciale nell’antichità, che nel corso del tempo si è ridotto a poco più di un villaggio, le cui sorti sono state risollevate solo all’inizio dell’Ottocento dal governatorato ottomano che l’ha amministrata per ben quattro secoli.  

Ecco, per capire, bisogna soffermarsi sul filo che lega Tel Aviv e Giaffa e su come esse siano divenute un’entità sola…  

Quando il vecchio porto ha ripreso a prosperare e attorno ad esso è cresciuto un vero e proprio centro abitato, gli ebrei che secoli e secoli prima si sono allontanati nella diaspora, pian piano, iniziavano a fare ritorno in quella terra che mai hanno smesso di considerare propria, ristabilendosi in un contesto la cui popolazione era però ormai prevalentemente araba.  

La situazione è rimasta più o meno stabile fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, durante la quale gli arabi sono giunti ad espellere gli ebrei non solo da Giaffa ma anche dalla neonata Tel Aviv.  

Al termine del conflitto, il Mandato Britannico: quest’ultimo ha visto nuovamente crescere sia Giaffa che Tel Aviv, ma anche altri conflitti tra i due gruppi che sono tornati a convivere ed il trasferimento di numerose famiglie ebree dal vecchio agglomerato a quello più recente.  

Negli anni Trenta sono arrivati in Terra Santa altri ebrei, tutti in fuga dalla Germania di Hitler, ed in concomitanza con quei flussi sono scoppiate nuove rivolte, che hanno costretto la popolazione ebraica a lasciare Giaffa ancora una volta.  

Nel 1948, quando gli inglesi hanno abbandonato la Terra Santa, le tensioni hanno raggiunto il culmine e sono sfociate in quello che in un primo momento si è configurato come un ampio conflitto arabo-israeliano e che successivamente si è ridotto – se così si può dire – a quello che si definisce conflitto israelo-palestinese, di cui purtroppo ancora spesso si sente parlare.  

E’ solo nel 1949 che Tel Aviv e Giaffa, come vi ho già detto, sono diventate una cosa sola. Gli ebrei sono infatti riusciti a prendere Giaffa e ad inglobarla nella loro Collina di primavera, cacciando gli arabi da un luogo che chiamavano casa da ormai centinaia di anni.

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Cosa fare a Tel Aviv in 3 giorni

Personalmente ho avuto a disposizione tre giorni per vivere Tel Aviv e Giaffa, che sono stati appena sufficienti per vedere e fare tutto ciò che più mi interessava. Considerate che sono stata lì a dicembre e che quindi non mi sono dedicata alle attività legate al mare e alla spiaggia. Tre giorni dunque, secondo me, possono andare bene se si va d’inverno; nelle altre stagioni e soprattutto d’estate forse è meglio darsi un po’ di tempo in più.  

Giorno 1

Il primo giorno a Tel Aviv è iniziato in quello che viene comunemente definito centro ovvero nell’area dalla quale si è sviluppata la città, compresa tra HaBima Square, Rothschild Boulevard, Dizengoff Street, King George Street e Allenby Street.  

E’ quella la parte della città in cui si concentra il maggior numero di edifici in stile Bauhaus ovvero lo stile tanto odiato dal regime nazista,  dovuto agli architetti tedeschi Walter Gropius e Ludwig Mies van der Rohe, che conferisce a Tel Aviv un aspetto tutto suo; penso che in pochi altri luoghi al mondo avrò infatti la possibilità di passeggiare ammirando caratteristiche costruzioni dalle pareti bianche, prive di qualsiasi ornamento, erette tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta per accogliere gli ebrei più facoltosi in fuga dall’Europa.  

Proprio ai margini di questa zona mi sono poi imbattuta nel Mercato Carmel, all’interno del quale ho deciso di perdermi tra le bancarelle, vagando senza meta e osservando la gente del posto che lo affolla facendo la spesa. Vi dico solo che c’è di tutto un po’! 

Sono passata anche dal mercato Levinsky, vale a dire quello delle spezie e dei prodotti più genuini, dal quale me ne sono andata completamente inebriata dai profumi e dagli aromi che aleggiavano nell’aria.

Ho quindi proseguito fino al quartiere bohemienne di Neve Tzedek, che si presenta come un dedalo di viuzze in cui si alternano bar, caffé e botteghe artigiane; lì ne ho approfittato per rifocillarmi e fare una breve sosta. 

Come ho concluso la giornata? Con una visita al Tel Aviv Museum of Art, che custodisce un’importante collezione di opere impressioniste e postimpressioniste.  

Direi che per essere una città considerata povera di attrattive il primo giorno è stato abbastanza intenso, non credete anche voi?

Giorno 2

Il secondo giorno, di buon mattino, ho raggiunto il lungomare e mi sono regalata una rilassante camminata di quasi sei chilometri. Rispetto al giorno precedente mi si è offerto un panorama completamente diverso: ho infatti potuto scorgere decine e decine di grattacieli dalle forme avveniristiche che sembravano spuntare direttamente dalla sabbia dorata del litorale, bagnata dalle onde che violente si infrangevano sulla battigia. Devo ammettere che la visuale della quale si gode in quella parte della città è emozionante!

E’ così che sono arrivata a Giaffa. Ciò che mi viene da dire, molto spontaneamente, è che quanto è accaduto nel corso degli ultimi decenni non ha spazzato via completamente la tipica atmosfera delle città arabe; quell’atmosfera l’ho infatti respirata perdendomi nei curati ma angusti vicoli della città vecchia, l’ho respirata una volta giunta all’antico porto che ormai è attrezzato per accogliere i turisti che vanno e vengono e soprattutto quando ho sentito il richiamo del muezzin.

Anche a Giaffa non ho saputo trattenermi dal fare un salto al mercato ed in particolare a quello delle pulci che si è rivelato meno genuino dei mercati dove ero stata fin lì, ma caotico e disordinato proprio come mi aspettavo.  

Nel primo pomeriggio ho preso parte ad un free walking tour. Ve lo consiglio se volete approfondire le vostre conoscenze su Giaffa e scoprire qualche curiosità, oltre ai maggiori luoghi di interesse e qualche angolo nascosto. Per maggiori info e per prenotare cliccate qui.   

Per assistere al tramonto, invece, ho preferito riavvicinarmi al mare e ripercorrere parte della Promenade. Mentre il cielo si colorava di un arancio intenso e la notte stava per calare, il profilo di Giaffa appariva sempre più marcato, grazie all’inconfondibile minareto che sembrava ergersi come un faro sugli scogli.  

Niente male anche il secondo giorno, no?

antica jaffa tel aviv israele
faro e mura antica jaffa israele
tramonto jaffa tel aviv

Giorno 3

L’ultimo giorno ho pensato di fare qualcosa di un po’ alternativo e di andare al di là dei cosiddetti must. Mi sono dunque spinta nei quartieri più ricchi di street art, alla ricerca di quei murales che stanno dando un nuovo volto alla città.  

Pare che in Israele sia proibito ‘imbrattare’ i muri degli edifici, ma l’amministrazione di Tel Aviv sta chiudendo un occhio, poiché appoggia coloro che portano colore e idee in zone abbandonate a se stesse.  

Molti artisti, proprio per il divieto che vige, non si firmano, ma i loro lavori si riconoscono perché tendono a focalizzarsi su temi specifici. C’è però anche chi usa un nome d’arte, come Sened e Dede ad esempio, che mi sono sembrati tra i più attivi.  

Se volete sapere altro o semplicemente vi serve un itinerario da seguire per scovare le opere più interessanti, date un’occhiata qui: Do-It-Yourself Street Art Tour of Tel Aviv.  

Ho quindi terminato la mia visita a Tel Aviv con una bella passeggiata nel Hayarkon Park, il polmone verde delle città.

Concludendo…

Tel Aviv sorge là dove un tempo c’erano le dune. E’ forse quello stesso ingegno che ha avuto la meglio sul deserto, che oggi proietta la città verso la primavera ovvero verso un continuo rinnovamento? Voi cosa dite? E… ci trascorrereste tre giorni?

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4 thoughts on “Tre giorni sulla Collina di Primavera ovvero a Tel Aviv…

  1. Grazie per aver condiviso il tuo intinerario. Devo ammettere che Tel Aviv mi ha sempre affascinato ma non l'ho mai presa in considerazione come una prossima meta per una vacanza, le tue parole mi hanno fatto rivalutare questa località!

  2. Molto interessante la storia di Tel Aviv, direi che in tre giorni già si vedono parecchie cose, però non mi dispiacerebbe aggiungere un po' di mare!

  3. Si, credo che tre giorni siano perfetti… Ne avrei aggiunti altri due se fossi andata d'estate anziché in inverno! 🙂

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