Trekking da Kalaw al Lago Inle ovvero i miei due giorni nel Myanmar più rurale

trekking kalaw lago inle con guida myanmar

Giunta a Kalaw solo qualche ora prima, quel giorno di febbraio, all’alba, ero già sveglia e pronta ad affrontare una delle esperienze più intense della mia carriera di viaggiatrice: il trekking di due giorni fino al Lago Inle ovvero una vera e propria full immersion nella campagna birmana e nella vita che vi si conduce.  

Mesi prima avevo scritto a diversi operatori di Kalaw per farmi un’idea delle attività da loro offerte e dei prezzi, con l’intenzione di prenotare non appena avessi trovato qualcosa che facesse al caso mio.

Il tempo a mia disposizione in Myanmar non era infatti molto (per farvi un idea dell’itinerario leggete qui) e non volevo certo perderne girovagando tra le agenzie, una volta in città.

Alla fine ho optato per Uncle Sam Travel and Tours, che mi ha risposto sostenendo che non fosse affatto necessario organizzare il tutto con largo anticipo e che avrei semplicemente dovuto presentarmi presso la loro sede il giorno che intendevo mettermi in cammino. E così ho fatto!    

trekking kalaw lago inle con guida myanmar
sentiero kalaw lago inle myanmar
casa trekking kalaw lago inle birmania
sentiero trekking kalaw lago inle myanmar

Quando sono arrivata erano già stati formati diversi gruppi ma con estrema facilità è stato trovato un posto anche per me. Avrei condiviso quell’avventura con tre ragazze coreane ed una coppia giapponese sulla quarantina, poche persone con le quali fortunatamente mi sono subito sentita in sintonia. D’altra parte sapevo che il gruppo non sarebbe stato particolarmente numeroso e mi era ben nota la disponibilità e la gentilezza di coreani e giapponesi.  

Ci hanno quindi raggiunto le guide, due ragazze birmane appena maggiorenni, sulle quali – devo ammetterlo – inizialmente nutrivo qualche dubbio, vista la giovane età. Con il senno di poi però posso solo dire che si sono dimostrate più che all’altezza e molto molto simpatiche.   

Finalmente, poi, siamo partiti. In mezz’ora, a bordo di un pick-up, abbiamo raggiunto il villaggio dove inizia il sentiero e in men che non si dica eravamo già in marcia, con i nostri zainetti sulle spalle…  

Difficile esprimere in poche parole ciò che abbiamo vissuto durante le sei ore di camminata previste il primo giorno…

Tra quelle colline un po’ verdi e un po’ dorate, ci siamo imbattuti in diversi villaggi, fatti per lo più di case in bambù, abitate da uomini che lavorano nei campi, da donne che si occupano del raccolto, da bambini che giocano e guardano incuriositi gli stranieri di passaggio e anziani che ancora realizzano tessuti al telaio.

In uno di quei villaggi ci siamo fermati, per bere qualche sorso di té locale. In un altro invece abbiamo pranzato, sempre ospiti di chi quell’angolo di Myanmar lo abita. Ricordo momenti e scenari davvero incantevoli, che probabilmente hanno attenuato la fatica di quella scampagnata, che ci ha visti per lo più sotto il sole.    

uomo sentiero kalaw inle
donna sentiero kalaw inle birmania

Una volta raggiunto il villaggio dove avremmo trascorso la serata e la notte, ci è stata presentata la coppia della quale saremmo stati ospiti, che pur non parlando inglese ha fatto di tutto per interagire con ognuno di noi.

In un gruppo tutto asiatico io non potevo non attirare la loro attenzione in modo particolare: <<Da dove viene? Ma cosa ci fa tutta sola, insieme a loro?>>, hanno chiesto ad una delle guide che traduceva per me.

Tra l’altro entrambi avevano molto da fare: la moglie doveva preparare la cena, in una cucina non propriamente moderna, mentre il marito tagliava il fieno per gli animali, con una sorta di ascia.  

Dopo esserci riposati, abbiamo fatto una rilassante passeggiata nel piccolo centro abitato. Appena rientrati, ci è stato chiesto se volessimo andare a vedere il tramonto. Nonostante i chilometri percorsi fino a quel momento, non ce lo siamo fatti ripetere due volte. Ecco, quella giornata non avrebbe potuto concludersi in modo migliore: vedere il sole scendere dietro le colline, mentre illuminava dolcemente le risaie, ci ha come rigenerati.  

Una volta di ritorno, eravamo veramente affamati. Fortunatamente la padrona di casa non si è affatto risparmiata: per noi aveva preparato riso, pollo e tante verdure, che abbiamo mangiato nell’unico punto della casa illuminato.

Una lampadina alimentata da elettricità ricavata da un pannello solare pendeva su un tavolino, basso ma sufficientemente ampio da accoglierci tutti, lì, tra la cucina e l’area dove vengono conservate le scorte di cibo.  

Prima di andare a dormire abbiamo tutti fatto tappa al bagno, che poi di notte sarebbe stato un po’ difficile raggiungere, considerando l’oscurità ed il fatto che si trovava all’esterno.

Dovete immaginare una sorta di cabina, leggermente sopraelevata rispetto al terreno e all’interno della stessa un buco, con tanto di bacinella da usare a mo’ di sciacquone.  

Della doccia non ha invece usufruito nessuno. Sempre in una sorta di cabina, spuntava un tubo, dal quale usciva dell’acqua, ovviamente gelida. Credo che come me anche gli altri abbiano pensato di poter aspettare il giorno successivo, nonostante tutto. Personalmente non avrei avuto alcun problema se non fosse stato per il freddo, che da quelle parti all’inizio dell’anno si fa sentire già nel tardo pomeriggio.  

Quella notte, effettivamente, è stata una delle notti più fredde dell mia vita. Ci siamo coricati al piano di sopra. A nostra disposizione dei materassini accostati gli uni agli altri e mille coperte, che però non potevano nulla contro le temperature di quel momento. Si, abbiamo riposato, ma credo che nessuno sia davvero riuscito a dormire…  

Ed io ho riflettuto, ho riflettuto tanto. <<Avremo fatto la figura di quelli schizzinosi, non usando la doccia, nonostante le tante ore di trekking?>>, mi sono chiesta. Forse quello che ho pensato dopo e che sto per scrivere può sembrare banale, ma è solo quando ti trovi davvero in certe circostanze – anche solo per un giorno o due – che ti rendi conto di quanto la tua vita in fin dei conti sia facile e comoda.

Un’altra cosa che continuavo a chiedermi, tra le altre, era quanto freddo sentano le persone che vivono nelle case di bambù che avevamo visto durante la giornata, perché noi eravamo sì infreddoliti, ma stavamo pur sempre in una casa fatta di mattoni. E niente, quella notte è stata lunghissima.

tramonto trekking kalaw lago inle
cucina trekking kalaw lago inle birmania
gruppo trekking kalaw lago inle
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Il giorno seguente, prestissimo, ci siamo rimessi in marcia. Ci aspettavano altre cinque ore di cammino, una in salita e quattro per lo più in discesa. Ancora villaggi, ancora colline e tanta umanità che andava e veniva…  

E poi il Lago Inle! E’ apparso all’improvviso, quasi come un miraggio, nel suo azzurro quasi accecante, accostato alla terra rossa degli ultimi chilometri percorsi!

Non potevo credere ai miei occhi. Non potevo credere che quell’avventura fosse ormai giunta al termine ed effettivamente me ne sono resa conto solo una volte raggiunto il molo, dove ad attenderci c’era una barca che in un’oretta ci avrebbe portati in città, a Nyaung Shwe.  

Informazioni utili, in sintesi:

> Per questioni di tempo ho scelto di fare un trekking di due giorni e una notte. Sappiate però che è possibile partecipare anche a trekking di tre giorni e due notti;

> Ho pagato 35000 Kyat ovvero 20 Euro ca. per guida, pernottamento, pasti (escluse bevande), trasferimento dello zaino da Kalaw alla mia sistemazione a Nyaung Shwe, pick-up fino all’inizio del sentiero e barca fino a Nyaung Shwe; non era incluso l’accesso al Lago Inle, che costa 10$.

> Vi consiglio di vestirvi a strati, in modo che durante il giorno possiate indossare abiti leggeri e che durante la notte abbiate qualcosa di caldo con cui coprirvi. Non credo, visto il percorso, che servano scarpe da trekking, almeno nella stagione secca: personalmente ai piedi avevo un paio di converse.

> Nello zaino che userete durante il trekking non dovrebbero mancare, inoltre, un cambio di vestiti, berretto e crema solare, repellente per insetti, salviettine umide (se volete fare la doccia, pensate a tutto l’occorrente!), torcia e energy bank per ricaricare il cellulare.

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4 thoughts on “Trekking da Kalaw al Lago Inle ovvero i miei due giorni nel Myanmar più rurale

  1. Hai fatto un&#39;esperienza bellissima! Io qualche mese fa stavo valutando il Myanmar come prossima meta di viaggio ma ho dovuto cambiare idea per una serie di motivi.. ora però a guardare le tue foto mi sto un po&#39; pentendo! bellissima la foto di te al tramonto, dopo la prima giornata di trekking al Lago Inle. Anche il costo di quest&#39;escursione mi sembra onesto !

  2. Martina è stata davvero una bella esperienza, forse la più bella dell&#39;intero viaggio… Il Myanmar comunque è lì e sono sicura che arriverà l&#39;occasione giusta anche per te! 😉

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