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Quando ho deciso di raggiungere la cittadina di Suwon le chiome degli alberi stavano iniziando ad assumere i colori dell’autunno, quelli che conferiscono al paesaggio le tonalità calde del giallo, dell’arancione e del rosso. Si, era una bella mattina di ottobre, né troppo calda, né troppo fredda.  

Ciò che mi aspettava era una passeggiata di circa sei chilometri lungo le mura della fortezza di Hwaseong, eretta nel 1794 su commissione del re Jeongjo. Quest’ultimo voleva spostare la sede del potere da Seoul a Suwon, che allo scopo doveva appunto essere preparata. La cosa, tuttavia, non gli riuscì, poiché venne a mancare prima del termine dei lavori.

Intorno alle otto ho raggiunto la metropolitana e in un’oretta ero già a destinazione. Non potrebbe infatti essere più semplice muoversi da Seoul a Suwon: la linea 1 collega i due centri e bisogna solo prestare attenzione al fatto che il treno su cui si sale si muova verso Sinchang dopo la diramazione di Guro.  

Giusto un salto all’ufficio informazioni (che si trova proprio all’esterno della stazione) per ritirare un’utilissima cartina e via, sul bus diretto in centro. Sono scesa in corrispondenza del Paldalmun, ovvero la porta sud. Svoltando a sinistra ho poi immediatamente trovato una ripida scalinata e quindi le fortificazioni.

fortezza suwon corea del sud
suwon corea del sud

Una volta in cima ho fatto una breve pausa presso il Seonam Gangu, in sostanza una sorta di punto d’osservazione, per poi proseguire sino a quello che era un posto di comando, con tanto di torre degli arceri, oltre ad un’enorme campana, che dei ragazzini in gita si divertivano a percuotere.

Sino a lì mi è parso di muovermi in un bellissimo parco, verdissimo. Poi, il paesaggio è mutato radicalmente: da un lato ho infatti iniziato a scorgere la moderna Suwon, con quelle che mi piace definire case-cubo, tutte intorno al nucleo storico della città, che invece potevo osservare semplicemente volgendo il mio sguardo dall’altra parte.  

Dunque una bella discesa, che conduce alla porta nord, la cosiddetta Hwaseomun, presidiata – sì, proprio presidiata – da pittoresche guardie in costume! A quel punto ne ho approfittato per lasciare la cittadella e sedermi su una delle tante panchine poste all’esterno, le quali offrono un ottimo panorama sulle mura; diciamo che si è proprio presentata l’occasione per ammirarle da una prospettiva diversa rispetto a quella – senz’altro privilegiata – di cui si può godere dall’alto.

Ritornata sulla passeggiata, mi sono mossa fino a raggiungere le due porte successive, l’ultima delle quali attraversata da un corso d’acqua. La sezione della fortezza che ho attraversato poi, a mio avviso, offre il maggiore impatto visivo: in alcuni punti si snoda sulle colline, così come immagino faccia – seppure con maggiore imponenza – la più famosa muraglia cinese, che spero di vedere prestissimo !!! P.S. La muraglia cinese  poi l’ho vista e se ti va puoi leggere qui della mia esperienza.

L’ultima parte delle mura, caratterizzata dalla presenza di numerose torrette, è quella che ho trovato più tranquilla: la maggior parte delle persone in visita a Suwon decide infatti di fermarsi al posto di comando di Dongjangdae; io sono andata oltre e credo ne sia valsa la pena, proprio per la quiete che  ho trovato.  

Tornata al punto di partenza, ho raggiunto il Palazzo di Haenggung, che si trova praticamente al centro della cittadella. Dopo aver visitato quattro palazzi reali a Seoul, ho però dato solo un’occhiata veloce. Felice della giornata trascorsa, sono infatti rientrata nella capitale, di cui puoi leggere qui, qui e qui!  

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”In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo che sia ancora possibile percorrere vie sconosciute, rendendole solo nostre: sono convinta infatti che oggi le grandi esplorazioni debbano essere anche e soprattutto interiori.”